mercoledì 26 marzo 2025

Serie "Bootleg" n. 350 - Treves Blues Band live in Saint-Vincent (AO), Grand Hotel Billia - Blues & Soul Spring Festival - 22.03.2025

 

TRACKLIST:

01. No
02. Can't Let Go
03. Instrumental (composed by Larry Carlton)
04. Between The Devil And The Deep Blue Sea
05. Don't Start Me Talkin'
06. Unknown (composed by Alex Garlazzo)
07. Wrecking Ball
08. Marbletown
09. Take The Hammer
10. From Four Till Late
11. Nashvegas
12. The Midnight Special
13. Bring It On Home To Me
14. Flip Flop And Fly
15. Final and Band Intro


FORMAZIONE:

Fabio Treves - voce, armonica
Alessandro "Kid" Garlazzo - chitarra, banjo, mandolino, voce
Gabriele Delle Piane - basso
Massimo Serra - batteria


A volte ritornano. Questa volta è ritornato sul serio dopo anni di assenza dai palcoscenici della Valle d'Aosta. Stiamo parlando di Fabio Treves, soprannominato "Il Puma di Lambrate" (chissà se a lui piace questo nomignolo), accompagnato da una ennesima incarnazione della celebre Blues Band. Al suo fianco tre musicisti di indiscusso valore e grande abilità tecnica, ad iniziare dal virtuoso chitarrista Alex Garlazzo e da Massimo Serra, quest'ultimo al fianco di Fabio da ben 34 anni, sempre seduto dietro i suoi tamburi. Tra cover di grandi bluesmen americani e brani originali, sia acustici che elettrici, le 15 tracce di cui si compone il concerto ci riportano alle calde atmosfere del Delta e della più torrida Chicago blues. Non manca una grande cover di "Bring It On Home To Me" portata al successo dagli Animals. Fabio, quando scalda gli animi  con la sua voce graffiante e la sua armonica a bocca, sembra essersi scodato delle sue 76 primavere. Non è forse vero che il blues e i bluesmen non invecchiano mai?


Chi vi scrive purtroppo non era presente al concerto, ma ha avuto il piacere di ascoltare l'ottima registrazione fornitami da un amico, che oggi voglio condividere con tutti voi. Vorrei sottolineare l'ottima qualità audio paragonabile ad un album live ufficiale. Non c'ero al concerto ma ho letto alcuni articoli sui giornali on line locali che lo recensivano. In particolare ho avuto modo di apprezzare, come sempre d'altronde, quello scritto dal mio amico di lungo corso Chris (giornalista professionista, che ricorderete come occasionale collaboratore della Stratosfera) sul quotidiano "AostaSera" che vi invito ovviamente a leggere con attenzione. Per rispetto di quanto da lui scritto ho evitato di "cannibalizzare" i suoi testi per riportarli su queste pagine. Questo il link. con l'articolo corredato da foto e video. A proposito di foto, tutte quelle pubblicate in questo post sono riferite al concerto di Saint-Vincent del 22 marzo. Ancora una informazione: il concerto era inserito nella rassegna musicale "Blues & Soul Spring Festival". In cartellone anche Neal Black & The Healers, Black Gold e Joyce Yuille & The Soul Experience.


Sono certo che questo freschissimo concerto della Treves Blues Band (sono solamente trascorsi 4 giorni dall'esibizione) renderà felici molti amici della Stratosfera amanti del blues, ad iniziare dal mio storico amico Frank-One che, se non sbaglio, è legato a Fabio Treves da un rapporto di amicizia. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti.
Vi lascio con altre immagini tratte dallo show. Buon ascolto.





Post by George

martedì 25 marzo 2025

The Sleeves - The (almost) complete discography (1987-1996) plus bonus CD "Live in Rovigo 1999"

 

Quest'oggi, con una bella sterzata rispetto alle usuali, o quasi, atmosfere progressive, vorrei occuparmi degli Sleeves, un r'n'r band genovese con all'attivo una manciata di dischi registrati tra il 1987 e il 1996. Se ben ricordo la trattazione di questo gruppo mi era anche stata sollecitata da un nostro amico frequentatore del blog. Per documentarmi sulla biografia e sulla carriera artistica del gruppo mi sono affidato a quanto scritto nel 2016 dal noto giornalista, critico musicale e produttore discografico Federico Guglielmi sul suo blog "L'ultima Thule - dove la musica è ancora una ragione di vita". Per la lettura dell'articolo completo vi rimando qui. Guglielmi è una garanzia senza ombra di dubbio. Fatte le doverose citazioni e i riconoscimenti delle fonti informative passiamo ai nostri protagonisti. Troverete, di seguito, la loro intera discografia (3 album) ad eccezione del demo tape registrato nel 1986.


LE ORIGINI - GETTING THE FEAR (demo tape, 1986)
"Sono di Genova, vantano una classicissima line-up r’n’r di tre elementi (chitarra/voce, basso e batteria) e hanno appena realizzato il demo-tape Getting The Fear, inciso per metà in studio e per metà dal vivo: stiamo parlando degli Sleeves, figli naturali dei Dream Syndicate (non a caso propongono una cover di Still Holding On To You) e del roots-rock statunitense. Il lato in studio, oltre alla già citata cover, contiene due originali del gruppo, validi seppure con qualche soluzione un po’ ingenua, mentre la facciata live raccoglie i tre pezzi di cui sopra più le riletture di So You Want To Be A Rock’n’Roll Star (Byrds) e I Had Too Much To Dream Last Night (Electric Prunes). Insomma, un buon biglietto da visita".
(da Il Mucchio Selvaggio n.106 del novembre 1986)
Il 1987 è l'anno della svolta per il gruppo genovese: registrano infatti il loro primo LP per la Cobra Records intitolato "Five Days To Hell".


The Sleeves - Five Days To Hell (1987 - vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Five Days To Hell - 2:33
02. Love & Hate - 3:27
03. Under The Lights - 3:10
04. Cook Book - 3:39
05. Always The Sun Go Down - 4:00

Lato B
06. Beating The Grass - 4:39
07. Shadows Of The Trees - 4:26
08. Snared Souls - 3:55
09. (I Had) Too Much To Dream (Last Night) - 2:47
10. Lighting Struck The Granary (The First Thing I Saw) - 3:11


FORMAZIONE:

Marco Keldi - voce, chitarra
Carlo Keldi - chitarra, voce
Luciano Moriconi - basso
Luciano Cerellini - batteria


“Dieci canzoni amare, acide, in cinque giorni, spesso cantate con le lacrime agli occhi. Me stesso, mio fratello, il mio migliore amico. Le due ore passate a Pisa con Paul Cutler, Los Angeles 1981, le tue recensioni, le tue parole ad Arezzo, tutto questo è tra i solchi del disco, un disco che probabilmente rimarrà negli scaffali del retrobottega di un negozio, ma che spero ti piacerà”. Non penso che me ne vorrai, Marco, se ho reso pubblico questo stralcio della lettera che mi hai inviato. Non so se mi crederai quando ti dirò che spesso, all’ascolto di Five Days To Hell, gli occhi mi diventano lucidi. E che in esso ritrovo i nostri Dream Syndicate, i nostri Alley Cats, la nostra California, le nostre birre, i nostri sogni, soprattutto il nostro rock’n’roll. Sei nato dalla parte sbagliata dell’Oceano, caro Marco. Come tuo fratello Carlo, come il tuo migliore amico Luciano, forse come me. Ti accuseranno di imitare Steve Wynn, e ti ricorderanno che sei nato a Genova. Ma quei i – e chi dice che, invece, non saranno tanti? – che ascolteranno davvero il primo album dei tuoi Sleeves non lo lasceranno marcire in un magazzino polveroso. Perché è bello. Sincero. Ispirato. Coinvolgente. Perché – ed è il miglior complimento che possa farti – è puro e semplice r’n’r, di quello che grida al mondo il suo sentimento e la sua voglia di libertà. 


So già che non ti importa poi molto del suo futuro. Che per te è già un grosso risultato 1’aver trascorso cinque giorni della tua vita in uno studio di registrazione e averne tirato fuori queste dieci gemme, due delle quali “rubate” ai Damnations Of Adam Blessing (Cookbook) ed agli Electric Prunes (I Had Too Much To Dream (Last Night), addirittura!). Beh, sappi che a me, invece, interessa moltissimo, perché Five Days To Hell dovrebbe trovare posto in ogni casa e mi dispiacerebbe immensamente vederlo giacere fra gli invenduti. Tranquillo, il disco mi è piaciuto, più di quanto non lascino intendere queste mie poche confuse parole. Auguri, Marco, che tu conosca altri “inferni” come questo. E che lo spirito del rock’n’roll continui ad assisterti. Quasi dimenticavo: che i lettori mi perdonino se ho trasformato una semplice recensione in un qualcosa che neanch’io so bene come definire. Ma, come direbbe un mio più famoso collega, “anche un giornalista è un uomo”. E agli uomini, persino a quelli più cinici, è concesso talvolta di commuoversi".
(da Rockerilla n.89 del gennaio 1988)


"Molto lussuoso (ma anche, purtroppo, un po’ kitsch) nella veste grafica, Five Days To Hell allinea dieci episodi ad alto potenziale coinvolgente: dalla title track e dalla non meno affascinante Shadows Of The Trees, tese e vibranti, alle armonie grintose ma accattivanti di Always The Sun Go Down e Love & Hate, dalla passionalìtà di Under The Lights e Beating The Grass alle atmosfere più aggraziate e rarefatte di Lighting Struck The Granary (solo voce, chitarra acustica e tamburello) e Snared Souls. Infine, come fiore all’occhiello, gli eccitantissimi rifacimenti di Cookbook e I Had Too Much To Dream (Last Night), ai quali sarebbe forse stato il caso di aggiungere Escape From The Planet Earth degli Alley Cats, che i Nostri sono soliti proporre in concerto. “Ascoltai per la prima volta I Had Too Much To Dream - spiega Marco Keldi - in un disco da solista di Stiv Bators, Disconnected del 1981. Era devastante, iniziammo a provarla alla fine di ogni esibizione e soltanto molto dopo scoprimmo l’originale. L’abbiamo voluta nell’album perché è molto tirata, quasi punk, e perché non ci stanchiamo mai di suonarla. Per Cookbook il discorso è diverso: i Damnation Of Adam Blessing li abbiamo conosciuti grazie a Giorgio Mangora, il proprietario della Cobra, e ci è piaciuta l’idea di riarrangìare quella vecchia canzone trasformandola in un hard~rock molto psichedelico”.


Five Days To Hell ottiene un discreto successo, tanto che gli Sleeves mettono in cantiere un nuovo disco: un EP con 5 pezzi (che verrà pubblicato anch'esso dalla Cobra Records), che segnerà l’esordio ufficiale del nuovo bassista, Italo Wochicevich (“un tipo molto deciso”, secondo Marco). Nel frattempo, la band prosegue senza soste la sua attività dal vivo, raccogliendo ovunque consensi grazie a uno show carico di potenza, vitalità e feeling. 

The Sleeves - Sadness Boulevard (EP 12", 1988 - vinile)


TRACKLIST:

Lato A
01. Mary'S Hours
02. Last Friday Night
03. Have A Pleasant Trip

Lato B
04. Down In Mexico
05. Sadness Boulevard


"Il secondo disco degli Sleeves sancisce l’ormai definitiva maturazione di una band che già con il suo precedente album Five Days To Hell aveva messo in luce notevoli capacità di elaborare canzoni liriche e avvolgenti, di inequivocabile derivazione californiana; nei cinque pezzi di questo mini-LP, però, il terzetto genovese sembra avere affievolito gli aspetti più epici e graffianti del suo sound a favore di soluzioni più ricche e raffinate, con influenze blues più marcate che in passato. Ne è venuto fuori un lavoro meno irruente di quello dell’anno precedente, più ponderato anche se sempre emozionante, che denota l’accresciuta verve canora di Marco Cheldi, ma che pecca forse di “artificiosità”, pur nel rispetto di una vena compositiva e interpretativa che è poco definire brillante".
(da Velvet n.4 del gennaio 1989)



Sleeves - Estremo limite di niente (CD, 1996)


TRACKLIST:

01. Tre colori - 3:51
02. Memorie - 2:59
03. Dio televisivo - 2:56
04. Il diritto a guardare il mare - 4:41
05. Estremo limite di niente - 5:18
06. I Don't Know What I Am - 2:54


FORMAZIONE:

Marco Cheldi - voce, chitarra
Carlo Cheldi - chitarra, cori
Fabio Reggio - basso
Carlo De Bastiani - batteria
Rocket de Johnny - chitarra solista (track 6)
Silvio Noto - piano, tastiere, cori
Paolo Bonfanti - chitarra slide (track 1)


"Non si facevano sentire da un bel po’ di tempo, gli Sleeves: più o meno dall’uscita di Sadness Boulevard, il mini-LP che nel 1988 aveva fornito degno seguito a Five Days To Hell – l’album d’esordio, anch’esso edito dalla Cobra Records – e alle partecipazioni alle raccolte Eighties Colours Vol.2 (1987 - con Beating The Grass) e Arezzo Wave 1987 (con Always The Sun Go Down), confermando la band genovese come brillante interprete di un rock’n’roll filo-statunitense straordinario per ispirazione e forza evocativa. Marco e Carlo Cheldi, fratelli di sangue e di corde, non avevano però appeso al chiodo gli strumenti: avevano anzi proseguito a raccontare, seppur solo dal vivo, le loro storie di rabbia, malinconia e sentimenti forti, dove il roots-rock psichedelico di Dream Syndicate e Green On Red si sposa con il punk “evoluto” dei tanti più o meno misconosciuti eroi dell’epopea californiana, i Sixties, il rhythm’n’blues.


Oggi, ben otto anni più tardi, gli Sleeves sono riapparsi sul mercato: con line-up rinnovata (accanto ai Cheldi bros, Silvio Noto alle tastiere, Fabio Reggio al basso e Carlo De Bastiani alla batteria) e forse con qualche capello bianco, ma con immutato desiderio di esprimere la propria anima attraverso canzoni che non vogliono sapere di avvilirsi nello scimmiottamento di questo o quel trend; canzoni che, rispetto al passato, presentano la sola differenza dei testi in italiano, ma che graffiano, trascinano e commuovono come le migliori del vecchio repertorio. Delle sei racchiuse nel recente mini-CD autoprodotto Estremo limite di niente, quattro sono originali del gruppo (Tre colori, la title track e le splendide Dio televisivo e Il diritto a guardare il mare), mentre le rimanenti due – Memorie, ovvero Memories Are Made Of This, e Don’t Know What I Am, rimasta in inglese – sono cover di classici degli australiani Saints e dei Wipers di Greg Sage: altamente consigliate, quasi inutile dirlo, per gli aficionados del vero rock e per chi ama affidare i propri sogni alle note per lo più ruvide di una chitarra elettrica".
(da Il Mucchio Selvaggio n.222/223 del luglio/agosto 1996)


Dal lontano 1996 gli Sleeves non sono più tornati in studio di registrazione, mentre è continuata, non so per quanto tempo, l'attività concertistica. Dal tubo ho recuperato questa unica performance live avvenuta a Rovigo nel 1999. 

BONUS CD (bootleg)
The Sleeves Live in Rovigo 1999



TRACKLIST:

01. L'ultima danza (inedito)
02. Down in Mexico (da Sadness Boulevard)
03. Tre colori - Memorie (da Estremo limite di niente)
04. Estremo limite di niente (da album omonimo)
05. AmaraMente (inedito)
06. Per te (inedito)
07. Il diritto a guardare il mare (da Estremo limite di niente)
08. La fabbrica del tempo perso (inedito)
09. Black Magic (inedito)
10. Sadness Boulevard (da album omonimo)
11. Dio televisivo (da Estremo limite di niente)


FORMAZIONE:

Marco Cheldi - basso, voce
Carlo Cheldi - chitarra 
Cla Villa - batteria


Grandissimo concerto suonato in trio, come alle origini, con il combo composto da chitarra, basso e batteria. La particolarità di questo concerto risiede nei numerosi inediti proposti dal gruppo, segno - forse - dell'anticipazione di tracce che sarebbero confluite in un album, purtroppo mai pubblicato. 
Bene, siamo giunti al termine di questa lunga retrospettiva dedicata agli Sleeves. Non mi resta che augurarvi il consueto buon ascolto. 


LINK Five Days To Hell (1987)
LINK Sadness Boulevard (1988)
LINK Estremo limite di niente (1996)
LINK Live in Rovigo 1999 (bootleg)

Post by George

domenica 23 marzo 2025

I cancelli della memoria: gli 80 anni di Franco Battiato - RE-POST & RE-LOAD

 

Avrebbe compiuto oggi 80 anni. Il "Maestro" (lo scrivo tra virgolette perché non amava molto essere così definito) Franco Battiato era nato a Ionia (Catania) il 23 marzo 1945 e ci ha purtroppo lasciati il 18 maggio 2021. L'amore per la sua musica e la sua genialità ha coinvolto tutti noi e i suoi album e i suoi concerti hanno letteralmente inondato il nostro blog. Credo che una tale concentrazione di bootleg che coprono praticamente tutta la sua carriera artistica sia ben difficile da reperire altrove sul web. Piccolo orgoglio della Stratosfera. Ho voluto ricordarlo per la sua grandezza. Questa mattina, nel corso di una trasmissione radiofonica, nel ricordare la sua figura, qualcuno ha detto con lui la musica italiana non è più stata la stessa. Forse è troppo, forse è proprio così, non lo so. Quel che so è che un artista con la creatività del calibro di Franco Battiato non ha mai calcato le scene del panorama musicale italiano. Franco ha attraversato più di cinque decenni mettendo in mostra la sua grande capacità di rinnovarsi di continuo, cavalcando stili e generi musicali assolutamente differenti. 


Non ve la sto a raccontare, perché conosciamo tutti molto bene le sue diverse fasi musicali ad iniziare da quella della sperimentazione elettronica agli albori degli anni '70. Le collaborazioni con altri artisti non si contano e dietro di sé ha lasciato una lunga schiera di epigoni che ancora oggi a lui si rifanno stilisticamente. Ma veniamo al post odierno, o meglio al re-post. Per festeggiare virtualmente il suo compleanno ho scelto due concerti pubblicato anni fa su queste pagine, con link inattivi da tempo, che si riferiscono ai due periodi artistici da me preferiti (perdonatemi questo piccolo egoismo): la sperimentazione degli anni '70 e la svolta "pop intellettuale" dei primi anni '80. Via con la musica.

Franco Battiato - 1973/1974 - Bootleg Selection


TRACKLIST CD 1 :

01 - Jam Session I (Napoli Be In 1973) - 12:57"
02 - Jam Session II (Napoli Be In 1973) - 18:35"
03 - Jam Session III (Napoli Be In 1973) - 02:12"
04 - Jam Session IV (Napoli Be In 1973) - 00:47"
05 - Sequenze E Frequenze Jam (Cavallermaggiore 1973) - 25:49"
06 - Areknames (Cavallermaggiore 1973) - 08:41"

TRACKLIST CD 2:

01 - I cancelli della memoria (Torino 1974) - 13:51"
02 - Sequenze e frequenze (Torino 1974) - 09:58"
03 - Aria di rivoluzione (Torino 1974) - 09:31


Il primo bootleg consiste in una compilation di registrazioni live, alcune molto rare, relative agli esordi di Franco Battiato nei primi anni '70. Non considero tra gli esordi il periodo precedente, quello dei primissimi 45 giri. Il post originale risale al 18 ottobre 2011 e venne realizzato dal caro amico Roby. Vi riporto quanto scritto a suo tempo.

"Un altro bootleg proiettato verso la Stratosfera, e stavolta è il "Maestro" Franco Battiato in persona il protagonista del post, con alcune rarissime registrazioni risalenti al biennio 73/74, penso tra le pochissime esistenti del periodo. Trattasi in realtà di una selezione da 3 bootlegs diversi, uno proposto per intero ("Pollution Le Cupole Cavallermaggiore 26/12/1973"), e due solo per le parti riguardanti Battiato ("Be in di Napoli 73" del 20/6/1973 e "Torino Pop Meeting 74" del 19/5/1974), quì riproposti in stretto ordine cronologico (e di qualità: le prime 4 canzoni dal Be In di Napoli sono purtroppo di mediocre qualità, si migliora leggermente con i pezzi 5 e 6 da Cavallermaggiore, con una notevolissima versione di Sequenze e Frequenze di oltre 25 minuti, per arrivare alla discreta qualità degli ultimi 3 pezzi, tratti dal Torino Pop Meeting del 74). La selezione delle songs, la loro riorganizzazione, i titoli e la cover a collage sono a cura del sottoscritto. Per le covers originali ci tengo invece molto a ringraziare i bellissimi blogs "Rock Rare Collection Fetish" e "The Clock That Went Backwards Again".
Questo il link che vi riporta al post originale (qui)
PS - come si dice "io c'ero" al Pop Meeting di Torino del 1974 (e registrai pure il concerto). 


Franco Battiato - Live in Santhià (VC), Sporting Club, 
7 marzo 1982


TRACKLIST DISC 1 (traccia unica) :

01 - Summer on a solitary beach
02 - Venezia-Istanbul
03 - Le aquile
04 - Arabian song
05 - L'era del cinghiale bianco
06 - Up patriots to arms
07 - Gli uccelli
08 - Sentimento nuevo
09 - Cuccurucucù
10 - Bandiera bianca

TRACKLIST DISC 2 (tracce suddivise):

01 - Segnali di vita
02 - Centro di gravità permanente
03 - Luna indiana (Giusto Pio)
04 - Legione straniera (Giusto Pio)
05 - Strade dell'Est
06 - Aria di rivoluzione
07 - Areknames
08 - Legione straniera #2 (Giusto Pio)
09 - L'era del cinghiale bianco
10 - Cuccurucucù #2


FORMAZIONE

Con FRANCO BATTIATO (voce, chitarra, tastiere) hanno suonato:

Giusto Pio - tastiere, violino
Donato Scolese - batteria, vibrafono
Tony Dresti - basso
Filippo Destrieri - tastiere


Secondo grande concerto del 1982, risalente al tour della "Voce del Padrone". A suo tempo si trattava di un inedito assoluto. Ricordo con affetto questo concerto da me registrato allo Sporting Club (una grande discoteca) di Santhià, in provincia di Vercelli. Fu questo uno dei miei primi contributi musicali alla Stratosfera. Il post originale, risalente al 13 dicembre 2011, anche in questo caso venne realizzato da Roby. Qui il link della pagina nonché il testo scritto allora.

"Per prima cosa, un ringraziamento speciale va a George56, che in perfetta atmosfera natalizia fà un altro grande regalo al nostro blog. Come nel caso dei New Trolls 2011 in Aosta, anche in questo caso i due cd provengono da una registrazione privata del nostro Babbo Natale George, quindi in esclusiva per la Stratosfera. Dirò di più: questo bootleg ha per me un valore particolare perchè proviene dal tour de "La voce del padrone", geniale album del 1982 che mi fece conoscere il maestro Battiato e mi fece innamorare della sua musica. Avevo 13 anni ed ascoltai quella cassetta nel mio walkman in modo ossessivo penso per un anno di fila, forse anche di più. Ricordo che odiai Pino Daniele quando, con il disco "Bella 'mbriana", scalzò La voce del padrone dal primo posto nella superclassifica su TV Sorrisi e Canzoni dopo 54 settimane. Ma bando alle nostalgie adolescenziali e veniamo al succo del post, cioè alla spettacolare scaletta di questo bootleg: tutte le canzoni dell'album che dà il nome al tour sono presenti, più altre gemme tratte dai due precedenti albums della svolta "Pop" del maestro ("L'era del cinghiale bianco" e "Patriots"). Arricchiscono questa pregevolissima registrazione due pezzi del primo periodo "progressive", ovvero Aria di rivoluzione ed una bellissima versione della sempreverde Areknames. Tra l'altro, come ci ha abituato l'amico George, la qualità sonora è davvero superlativa, tanto da far sembrare questo bootleg, a livello di registrazione e di pulizia del suono, quasi un disco live ufficiale".


Nel ripercorrere questi concerti mi sale una grande nostalgia per cui mi fermo qui. 
Auguri grande Maestro. Sarai sempre tra di noi. Buon ascolto, cari amici.


NEW LINK 1973-74 Bootleg Selection CD 1
NEW LINK 1973-74 Bootleg Selection CD 2
NEW LINK Live Santhià 1982 CD 1
NEW LINK Live Santhià 1982 CD 2    

Re-post & Re-load by George

venerdì 14 marzo 2025

Submarine Silence - Omonimo (2001)


TRACKLIST:

01. The Door (1:12)
02. Bicycle Ride from Earth to Saturn (8:17)
03. Elven's Lullaby (2:26)
04. Mr. Submarine's Ordinary Day (Part 1) (8:29)
05. Winter Glows (5:06)
06. Venice, a Spooky Love Story (5:34)
07. Mr. Submarine's Ordinary Day (Part 2) (1:45)
08. Shores Where Time Stands Still (4:05)
09. Red Sun (4:01)
10. Porto di Venere (5:25)


FORMAZIONE:

 David Cremoni - 6 & 12 string acoustic guitars, electric guitars
Cristiano Roversi - e-piano, Moog, Polymoog, Mellotron, keyboards, bass pedals, producer
Emilio Pizzoccoli - drums & percussion, tambourine


Come prima cosa, assolutamente importante: ringrazio il nostro infaticabile amico e collaboratore Osel per l'invio di questi file che ci permettono di conoscere e condividere un gruppo con i controfiocchi. E ora procediamo con la scoperta dei Submarine Silence e della loro prima prova discografica risalente al 2001. L'album eponimo venne pubblicato dalla Mellow Records. Colpisce subito la copertina che ci riporta di filato all'epoca dei primi Genesis (inevitabili i richiami a Foxtrot). Guarda caso l'artwork è da attribuire nientemeno che a Paul Whitehead, autore di splendide e storiche copertine. E visto che ho citato i Genesis proprio lui è l'autore delle cover di Trespass, Nursery Cryme e Foxtrot, giusto per citarne tre. E ancora Whitehead ha creato copertine per High Tide, Van Der Graaf, Peter Hammill, ma anche per gli italiani Aldo Tagliapietra, Le Orme e Barock Project. Per farla breve i Submarine Silence si presentano con un gran bel biglietto da visita.


Cristiano Roversi

Per conoscere più da vicino la band ci affidiamo a questo interessante articolo scritto da Peppe Di Spirito, pubblicato sul sito "Arlequins".

"Cristiano Roversi (NDR - qui sulla Stratosfera) e David Cremoni, membri dei Moongarden, si cimentano in un nuovo progetto denominato Submarine Silence. Quest'album serve soprattutto a sfogare la voglia di realizzare un CD di prog sinfonico-romantico nella più comune accezione del termine. I brani, tutti strumentali, si dipanano infatti attraverso soluzioni che faranno la gioia di qualsiasi amante di gruppi quali Genesis e Camel. Certo, si tratta delle stesse influenze dei Moongarden, ma mentre questi ultimi cercano di personalizzare al massimo la loro proposta, con i Submarine Silence il tributo verso questi artisti è nettissimo. Ma, sia ben chiaro, il risultato finale è tutt'altro che scontato, essendo composto da 10 ispiratissimi brani che sono veri gioielli di romanticismo.

Davide Cremoni

I chiari riferimenti alla musica dei gruppi che influenzano questo progetto si avvertono nei tocchi banksiani di Roversi uniti alle chitarre di Cremoni, che a tratti si fa guidare dall'amore per la grazia e l'eleganza dei momenti acustici cari a Anthony Phillips, altre volte si lancia in epici solos alla Latimer. I due musicisti sono autori in coppia di tutti i brani, tranne della prima traccia "The Door", accreditata al solo Roversi e che in pratica è una breve introduzione fatta col piano elettrico. A definire la line-up c'è il batterista Emilio Pizzoccoli che collabora a questo progetto col suo drumming preciso e mai invadente, completando un meccanismo praticamente perfetto. Pur essendo un lavoro prettamente romantico, non manca qualche momento più dinamico con accenni new-prog presenti in alcune composizioni che non avrebbero affatto sfigurato su "The gates of Omega". Tuttavia, si può tranquillamente affermare che i Submarine Silence si ispirano soprattutto agli anni '70, sfruttando una produzione molto limpida e pulita, ma utilizzando anche strumenti molto in voga nei seventies come l'organo Hammond, il mellotron e le chitarre acustiche a 6 e a 12 corde. E infatti la grande delicatezza del Phillips dei primi Genesis e di "The Geese and the Ghost" viene fuori continuamente durante l'ascolto dell'album, per merito degli arpeggi acustici di Cremoni e di quei sottofondi di mellotron che colpiranno diritto al cuore i nostalgici.

Emilio Pizzoccoli

In poche parole si tratta di un album che stregherà sicuramente i molti fans del prog più romantico, lontano volutamente da qualsiasi ricerca di originalità e/o situazioni spigolose, ma capace di emozionare con una musica passionale che sarà apprezzata notevolmente da chi è alla ricerca di quel sound che ha reso popolari musicisti come Banks, Phillips, Hackett, Rutherford, Latimer, Gilmour, Rothery, etc." 

A completamento della recensione di Peppe Di Spirito evidenzio la conclusiva "Porto di Venere" con un incedere che riporta direttamente alla sezione finale di "Shadow of the Hierophant", compreso il crescendo iniziale, brano tratta dal primo album solo di Steve Hackett "Voyage of the Acolyte"
Altra annotazione: i Submarine Silence nacquero sul finire degli anni '90 da una idea del proprietario della Mellow Records, Mauro Moroni, come progetto parallelo dei già citati Moongarden di cui Roversi era il tastierista. Tra l'altro, se avete notato, nella formazione a tre manca il bassista, sostituito dai pedali Taurus utilizzati dallo stesso Roversi. 


La prima apparizione ufficiale dei Submarine Silence è sull'album "The River of Constant Change - A Tribute to Genesis" con la cover di Entangled in versione strumentale. Lo ritroverete qui, sulla Stratosfera. Dopo questo debut album del 2001 dovranno trascorrere ben 12 anni prima di poter ascoltare il seguito dal titolo "There's Something Very Strange In Her Little Room" (2013, etichetta Ma.Ra.Cash), in formazione a quattro con il cantante Ricky Tonco e il nuovo (si fa pèr dire) batterista Gigi Cavalli Cocchi. Seguiranno ancora "Joirney Through Mine" (2016), "Did Swans Ever See God?" (2020) e il recente "Atonement Of A Former Sailor Turned Painter" (2024), ancora con formazione rimaneggiata. Titoli brevi, che non si scordano...
Ho concluso. Un ultimo ringraziamento a Osel e a voi tutti auguro buon ascolto.

ANNUNCIO FINALE: 
la Stratosfera si ferma per una settimana. Appuntamento al 24 marzo.


LINK

Post by George - Music by Osel