domenica 20 maggio 2018

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 43 - Alexis Korner & Snape - Live Reggio Emilia 1973

FIRST TIME ON THE WEB

The Snape
TRACKLIST:

1. Instrumental # 1
2. One Scotch, One Bourbon, One Beer 
3. You Got The Power (To Turn Me On)
4. Don't Change On Me 
5. Sailing Shoes 
6. Evil Hearted 
7. Instrumental # 2
8. Country Shoes 
9. Gospel Ship

Alexis Korner
LINE UP

Alexis Korner - guitar and vocal
Peter Thorup - guitar and vocal
Mel Collins - sax and flute
Boz Burrell - bass and vocal
Ian Wallace - drums

Boz Burrell 
Parlare degli Snape significa andare a riesumare un gruppo di nicchia, una creatura voluta dal geniale Alexis Korner, uno tra i padri fondatori del British Blues agli albori degli anni '60. Chi non ricorda i Blues Incorporated, scuola e fucina nella quale transitarono, in tempi diversi, i più grandi musicisti inglesi, basti ricordare Charlie Watts, Ginger Baker, Jack Bruce, Long John Baldry, Graham Bond, Danny Thompson e Dick Heckstall-Smith, giusto per citarne alcuni. Ma non solo: con lui suonarono i giovanissimi Mick Jagger e Brian Jones (futuri Rolling Stones), Robert Plant e Jimmy Page (futuri Led Zeppelin), Rod Stewart, John Mayall. Penso che possa bastare. Chiusi gli anni sessanta con l'avventura New Church, il decennio successivo si aprì con due nuove esperienze musicali: i CCS e, per l'appunto gli Snape, questi ultimi formati nel 1972.  Fu un esperimento decisamente anomalo dal momento che nella band confluirono alcuni ex King Crimson, ovvero Mel Collins al sax, Boz Burrel al basso e Ian Wallace alla batteria. A loro si unì il chitarrista danese Peter Thorup, già vecchio amico di Korner dagli anni '60.

Mel Collins
La stagione musicale degli Snape fu brevissima. In pratico durò poco più di un anno, giusto il tempo di incidere due album, "The Accidental Band". registrato in studio nel dicembre 1972 e  "Live On Tour in Germany", pubblicato nel 1973 a nome Alexis Korner & Peter Thorup with Snape. Ebbene, in questo breve scorcio di vita gli Snape fecero un piccolo tour europeo e capitarono anche in Italia. Non ho idea se la tappa di Reggio Emilia fu la sola oppure suonarono in altri teatri italiani. Quello che so è che il nostro amico Marco Osel ebbe la fortuna di ascoltarli e di immortalare su nastro questo rarissimo concerto, mai apparso sul web prima d'ora. A dire il vero non ho mai visto altri concerti degli Snape su internet.


Fermo restando la rarità assoluta di questo concerto, passiamo ai contenuti. Nonostante la presenza di ben tre ex King Crimson non pensiate di ascoltare un concerto dalle venature prog. Non sia mai detto: Alexis Korner è un purista del blues e tale resta. E' invece curioso ascoltare gli ex KC alle prese con il blues elettrico di stampo tradizionale e con sonorità a loro apparentemente distanti, Ne esce un gioiellino che ci lascia stupiti dalla prima all'ultima nota, con un incredibile Mel Collins che sfodera tutta la sua anima da vero bluesman. I brani sono tratti in buona parte dal sopracitato album in studio del 1973. La registrazione, tenuto conto del tempo passato, è ottima. Un grande concerto, una incredibile rarità che solo la Stratosfera poteva regalarvi.

Ian Wallace
Vi lascio con questo breve commento dell'autore della registrazione, il nostro amico Marco Osel: "Di questa cassetta non ho data precisa. Vennero a Reggio Emilia forse nei primi mesi del 73 e andai al concerto con degli amici inglesi che amavano Korner. Io non sapevo chi fosse ma mi entusiasmai all'idea di vedere i tre King Crimson. Un concerto per niente crimsoniano, un blues ruvido e schematico, con il sax di Collins che dava i brividi".

Null'altro da aggiungere se non il consueto buon ascolto.

Peter Thorup

The Snape

Post by George - Music by Osel



venerdì 18 maggio 2018

Serie "Etnic Italy" vol. 5 - Al Darawish - 1991 - Al Darawish


TRACKLIST :

01 - Gaza
02 - Mediterraneo
 03 - In prima luce
04 - Safar
05 - Tunes.Genova
06 - Hanin
07 - Sciù
08 - Nis'an
09 - Jerusalem
10 - Intifada


Seduti sopra a un muretto a guardare il mare.... Nabil e Michele osservano qualcosa che non avevano mai visto. Una nave stracolma di profughi fa il suo ingresso nel porto di Bari col suo carico di speranza, dolore, paura. E' una scena colma di pathos che i due amici non dimenticheranno più. Nabil Salameh e Michele Lobaccaro si conoscono perchè colleghi all'università. Con loro ci sono Rocco Draicchio e Paolo Mastromarco. Insieme formano un gruppo dai talenti eterogenei al quale si uniscono Vito Antonio Longo, Angelo Pantaleo, Enzo Leone e infine, nel 1991, Stratos Diamantis.

Il momento è favorevole per questi incontri sulle corde dell'etno music. Nasce così la possibilità di incidere un cd che prende il nome del gruppo "Al darawish". Forti di anni di esperienze live, i musicisti incidono un prodotto piuttosto maturo e ricco di sostanza. Alcuni titoli bastano a farsi un'idea dei temi trattati: "Gaza", "Mediterraneo", "Safar", "Tunes - Genova", "Jerusalem" e "Intifada".


 Il conflitto isrealo palestinese è argomento caro al gruppo ed al suo front man, così come grande attenzione è dedicata alla questione delle migrazioni. Non è un disco facile, ma è un prodotto importante nel suo gettare semi di consapevolezza. Tra i brani anche un testo in latino, "In prima luce" per raccontare in modo solenne dello sbarco visto nel porto di Bari.
Prima del loro scioglimento, nel 1996, gli Al darawish pubblicheranno un altro lavoro importante ma già proiettato verso il futuro di una parte del gruppo. Non a caso il titolo del secondo e ultimo album sarà "Radio Dervish"... ne riparleremo.... 

Un'ultima annotazione: attraverso il seguente link, è possibile informarsi e sostenere il nuovo progetto dei Radiodervish, ovvero l'album "Il sangre e il sal"



Post by Antonio LM with a little Captain's help

mercoledì 16 maggio 2018

Patrizia Scascitelli - Ballata (1975) & Live Università Statale di Milano (1976) - vinyl


Si parla poco di Patrizia Scascitelli, ed è veramente un peccato perché ci troviamo di fronte ad una grande artista con un percorso musicale di tutto rilievo che affonda le radici negli anni '70. Rendiamole giustizia. Romana di nascita, Patrizia inizia a suonare precocemente il pianoforte per poi diplomarsi al Conservatorio di Santa Cecilia. Accostatasi al jazz, frequenta un corso condotto niente meno che da Giorgio Gaslini, I giornali musicali degli anni '70, "Ciao 2001" in primis, la ricordano come la prima donna jazzista in Italia.


Entrata di diritto, grazie alla sua bravura, nell'orbita del jazz italiano, suona con musicisti del calibro di Bruno Tommaso, Massimo Urbani, Roberto Della Grotta. Forma anche una serie di band di cui diviene leader, partecipando ai più importanti festival jazz della nostra penisola, tra cui Umbria Jazz e quelli di Bologna e Pescara. La sua prima prova discografica, che deriva da una ricerca sul folklore italiano (così leggo sul sito "Jazz Italia" dal quale ho attinto parte di queste informazioni) risale al 1975 e si intitola "Ballata". Il disco è stato recentemente classificato sulla rivista "Jazzit." tra i dischi più rappresentativi della cultura giovanile degli anni settanta. E scusate se è poco!

Dopo la pubblicazione del debut album si trasferisce per un breve periodo a Milano dove collabora con alcuni musicisti locali tra i quali il sassofonista Daniele Cavallanti. Tornata a Roma, insieme al batterista Marvin "Boogaloo" Smith, al sassofonista Larry Dinwiddie e al percussionista Karl Potter forma il quartetto "Life Force". Insieme realizzano il secondo disco registrato dal vivo alla Statale di Milano nel 1975.


Sul finire degli anni '70 Patrizia Scascitelli, sempre alla ricerca di nuove sonorità, con uno stile proprio, esplora varie forme jazz, dal free al bebop, fusion e latin; dando vita a nuove formazioni, con solisti d'evidenza, quali il sassofonista Giancarlo Maurino, il chitarrista Dario Lapenna e il percussionista brasiliano Carlos Silva. Nel 1980 compone la musica dell'opera teatrale "Medea" di Camilla Migliori. Seguiranno "Istallazioni sonore" per la mostra d'arte di sculture e quadri di Marie Laure Piccinelli e altre collaborazioni con la letteratura, poesia, danza e arte visiva.

Nel 1981 si trasferisce a New York. Nella "grande mela" si esibisce nei maggiori teatri inclusi il Madison Square Garden, suonando al fianco di leggende musicali jazz tra cui Don Cherry, Maxine Sullivan, Clifford Jordan, Buster Williams, Charles McGhee, David "Fathead" Newman. Ultime annotazioni: sulla classifica della rivista "Musica Jazz", il suo CD "Live in Rome" , in coppia con Giorgio Gaslini, è stato indicato tra i migliori album del 2002 e nell'ultima classifica Patrizia è apparsa come  Musicista dell'anno 2003. Citazioni sulla pianista /compositrice si possono trovare sulla Grande Enciclopedia Jazz Curcio e in numerosi libri e riviste. Su Youtube sono postati alcuni suoi concerti e video.

E ora, finalmente, occupiamoci dei primi due dischi, rigorosamente in vinile, rispettivamente datati 1975 e 1976. 

Patrizia Scascitelli - 1975 - Ballata


TRACKLIST:

01. Introduzione
02. Tropico del Cancro
03. Danza corale ciclica carnevalesca
04. La Rinnidota
05. Lament
06. Ballata 1
07. Rispetto senese
08. Interludio
09. Ballata 2
10. Interludio
11. Inno all'albero della libertà
12. Vocero
13. Tarantella

Roberto Della Grotta
FORMAZIONE

Patrizia Scascitelli - piano
Roberto Della Grotta - basso
Mario Marinelli - batteria


Il disco di debutto di Patrizia Scascitelli è semplicemente meraviglioso ed è piuttosto difficile da reperire. L'ho avuto grazie all'amico Frank-One (ma che cosa non ha nella sua fonoteca?) che ringrazio e che ha prontamente risposto al mio accorato appello inviandomi i file rippati dal vinile.  Il disco, registrato nel marzo 1974 negli studi RCA di Roma, vede Patrizia, appena venticinquenne, sciorinare tutta la sua classe e la sua bravura, sorretta da due grandi musicisti quali Mario Marinelli alla batteria e Roberto Della Grotta al basso e al contrabbasso. Mi sono innamorato di questo disco fin dal primo ascolto, forse perché le atmosfere jazz sono sfumate, lasciando invece spazio a composizioni strumentali variegate, con echi di folk e prog sullo sfondo. Oggi credo di essere arrivato almeno al decimo ascolto.

 Patrizia Scascitelli - 1976 - Live alla Statale di Milano


TRACKLIST:

01. Riky
02. Tommy Seven
03. Blue Bossa


FORMAZIONE

Patrizia Scascitelli - piano
Larry Dinwiddie - sax tenore
Karl Potter - tumbe
Marvin "Boogaloo" Smith - batteria


L'anno successivo, dopo numerose esperienze musicali sui palchi dei principali festival jazz italiani, Patrizia Scascitelli, questa volta in quartetto, registra il suo secondo disco intitolato semplicemente con il suo nome. "Live alla Statale di Milano" è una definizione di comodo, giusto per meglio identificarlo. In effetti venne registrato il 28 gennaio 1975 nell'aula magna dell'Università Statale di Milano in occasione del "Festival Nuove Tendenze del Jazz Italiano" organizzato dal Centro di cultura popolare e dalla Commissione culturale del Movimento Lavoratori per il Socialismo. Il disco venne pubblicato nel 1976 dall'etichetta Edizioni di Cultura Popolare. E' stato ristampato nel 2009 in CD dalla Primo per il solo mercato giapponese. In ogni caso il disco l'ho trovato su ebay e non me lo sono lasciato sfuggire. I file, ovviamente, li ho rippati direttamente dal vinile. In questo concerto le atmosfere cambiano radicalmente rispetto a "Ballata", sposandosi verso un jazz più ortodosse, vista anche la presenza, piuttosto massiccia, del sax tenore di Larry Dinwiddie. I ritmi sono sostenuti dalle percussioni del mai dimenticato Karl Potter (scomparso a Roma nel 2003), artista a noi ben conosciuto per avere collaborato con numerosi gruppi e artisti prog (e non solo) italiani, dal Banco alla PFM,  dai Napoli Centrale a Pino Daniele, giusto per citarne alcuni.


I brani proposti sono solamente tre: la prima facciata è interamente occupata da Riky, unica lunga composizione di Patrizia Scascitelli. La seconda facciata include due tracce, dove il pianoforte di Patrizia trova giustizia solo in Blue Bossa, posto in chiusura dell'album. La pulizia del suono, per essere un live con 42 primavere alle spalle, è decisamente ottima. Varrebbe forse la pena, un po' più in là, scoprire o riscoprire il disco del 1998, "Homecoming", ancora in trio, e lo splendido "Live n Rome", con la magia dei due pianoforti di Patrizia Scascitelli e Giorgio Gaslini.

Per ora è tutto. Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate. Lo spazio per i commenti non manca. Buona ascolto.


Link Ballata (1975)
Link Live Statale di Milano (1976)

Post by George - Music by Frank-One & George

lunedì 14 maggio 2018

Serie "Bootleg" n. 271 - Ivan Graziani live 1979 -1981 (3 TV concert)



Periodicamente rendiamo onore al merito al grande Ivan Graziani, prematuramente scomparso nel lontano 1997, e lo facciamo questa volta postando tre brevi concerti risalenti al 1979 e al 1981. I primi due show vennero mandati in onda a suo tempo dalla RAI. Il terzo non so bene dove e quando venne trasmesso. Per entrare nel dettaglio, il primo è stato registrato a Roma (location sconosciuta) nel 1979. Era l'anno di "Agnese dolce Agnese", che seguiva a ruota "Pigro", pubblicato l'anno precedente. Lo show racchiude quattro tracce dall'album del 1979 (1, 3, 4 e 8), due da "Pigro" (5 e 7), e due da quel gioiellino intitolato "I lupi" (2 e 6) risalente al 1977. La registrazione è ottima. Il concerto si trova su un unico file.


Concert # 1
Ivan Graziani - Live in Roma 1979

TRACkLIST:

01. Doctor Jekyll & Mr. Hyde
02. Lugano addio
03. Taglia la testa al gallo
04. Fame
05. Pigro
06. Il topo nel formaggio
07. Monna Lisa
08. Agnese


Il secondo TV show è stato registrato due anni dopo, nel 1981, La trasmissione faceva parte di un ciclo di programmi, che sicuramente molti di voi ricorderanno, intitolato "In Tournée: cronaca di un appuntamento rock". Nel frattempo Ivan Graziani aveva registrato "Viaggi e intemperie" nel 1980, da cui sono tratti i brani di questo concerto, eccezion fatta per Pigro e per l'inedito Attila On The Drum, un brano strumentale posto in coda a Tutto questo cosa c'entra con il Rock 'Roll. Ottima registrazione anch'essa su un unico file.


Concert # 2 
Ivan Graziani Live 1981: In Tournèe / Cronaca di un appuntamento rock

TRACKLIST:

01. Radio Londra
02. Angelina
03. Pigro
04. Tutto questo cosa c'entra con il Rock 'n Roll
05. Attila On The Drum


Il terzo e ultimo concerto risale al 30 settembre 1981 ed è stato registrato a Bari, in occasione della rassegna "Caserme aperte". Il tour vedeva la presenza di Lucio Dalla e Goran Kuzminac al fianco di Ivan Graziani, una sorta di Q-Concert atto secondo. Ivan, che nel frattempo aveva pubblicato "Seni e coseni", apre lo show con la classica Agnese, per proseguire con Hei Padre Eterno (brano di apertura di "Seni e coseni") e con Dada (da "Viaggi e intemperie"). A questo punto Ivan  presenta l'amico Lucio Dalla che, solo sul palco col suo pianoforte, propone una toccante versione di Cara. Il finale è ancora di Ivan Graziani con Firenze seguita da una breve coda strumentale. Chiude la registrazione una breve intervista a Ivan Graziani e Goran Kuzminac. Veramente un bel documento sonoro con un'ottima qualità sonora. 


Concert # 3
Ivan Graziani con Lucio Dalla - Live 30.09.1981, Bari

TRACKLIST:

01 Agnese
02 Ehi Padre Eterno
03 Dada
04 Cara (Lucio Dalla solo)
05 Firenze (canzone triste)
06 Finale (strumentale)
07 Interviste a Ivan Graziani e  Goran Kuzminac


Cari amici siamo giunti al termine di questo omaggio live ad Ivan Graziani.
Per non dimenticarlo. Buon ascolto.

PS - ho numerato questo post col 271, in quanto il bootleg 270 è il concerto dei Guerrieri della Nota (anche se non indicato). Ci stiamo avvicinando sempre più rapidamente al fatidico 300. E non è poco.


Link Concert # 1
Link Concert # 2
Link Concert # 3

Post by George

domenica 13 maggio 2018

Stradaperta - 2002 - Antologia 1974/1984


TRACKLIST :

01. La luna di febbraio
02. Maida vale
03. Laura
04. Karen
 05. Figli dei figli della guerra
06. Adesso ho te
07. Tobruk
08. Strada principale
09. Italian zoo
10. Eva
11. L'altro uomo
12. Quattro chitarre
13. Verità e falsità
14. Una notte purpurea... di vino e altro!
15. Non è più tempo
16. Presentazione


Dell'estrema rarità di questo album degli Stradaperta non v'è alcun dubbio, lo testimonia la sua permanenza per un lustro nella wishlist stratosferica. Fu stampato in pochissime copie nel 2002 e diffuso privatamente dai membri del gruppo, forse in vista di una futura ristampa a più larga diffusione che però, di fatto, non venne mai effettuata. E' quindi cosa doverosa ringraziare il nuovo collaboratore "indiretto" della stratosfera, Adix, che ci ha inviato ben quattro contributi dalla nostra wishlist, tutti titoli di difficilissima reperibilità. Comiciamo appunto da questo -lasciatemelo dire- stupendo album, che ha il pregio di mostrare anche una vena prog-sperimentale, del tutto assente dal repertorio più conosciuto (e comunque di tutto rispetto sotto il profilo musicale) della band.


Gli Stradaperta sono conosciuti soprattutto per essere stati, per quasi un decennio (dal 1975 al 1984), il gruppo di supporto di Antonello Venditti. In realtà anche come band a sè stante ebbero una carriera di tutto rispetto, come ricorda Augusto Croce su Italianprog (al link la scheda completa): "(...) Con la prima formazione suonarono al quarto Festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze, tenutosi a Roma, a Villa Borghese nel giugno '74, vincendo la classifica del "miglior nuovo gruppo". A settembre dello stesso anno suonarono anche al leggendario festival pop romano di Villa Pamphili. Gruppo popolarissimi dal vivo, la loro unica apparizione su disco fu sulla compilation live del 1975 Trianon 75 (qui presentata sul nostro blog grazie all'impareggiabile Frank-One - n.d.C.) , suonando sia da soli che come gruppo di accompagnamento di Antonello Venditti (...)"


I primi otto pur validissimi brani di questo lavoro provengono dai dischi ufficiali del gruppo (cinque da "Maida Vale" del 1979 e tre dall'EP del 1983 "Figli dei figli della guerra", che peraltro potete trovare qui). Analizzerò in maniera un po' più approfondita i restanti otto pezzi inediti che compongono quest'album, registrati in studio e live. Si parte dall'ottima "Italian zoo", una forte critica sociale dal testo attualissimo ancora oggi (colpisce e rievoca mondi di periferia una strofa come "fumo tagliato che butta giù"). "Eva" è un buon pezzo cantautoriale che richiama molto alla mente proprio Antonello Venditti. Con "L'altro uomo" si cambia decisamente registro: qui le influenze prog si fanno sentire in maniera più marcata, con una parte cantata reminescente addirittura di un certo Camisasca agli albori. Complici il flauto traverso e un accompagnamento psichedelico, il brano è davvero suggestivo e si piazza nella top personale del Capitano. Sullo stesso livello si colloca la successiva "Quattro chitarre" (tra l'altro, quella di avere 4 chitarristi fu la caratteristica che rese unica questa formazione in italia). A dispetto del titolo, il testo è in lingua inglese. Le atmosfere, anche in questo caso sono decisamente vicine alla psichedelia ed al prog, con il dolce suono del flauto traverso, di nuovo, a tessere delicate trame musicali. Altri due brani più tradizionali, ma sempre con parti musicali estremamente curate ("Verità e falsità" e "Non è più tempo"), inframmezate da una breve gemma di sperimentazione pura ("Una notte purpurea... di vino e altro!") ci conducono ad una "Presentazione" musicale della band durante un'esibizione live, che conclude questo opulento ascolto. Un ascolto che spazia tra diversi generi e che, alla fine, lascisa davvero soddisfatti e "riempiti", provare per credere...

Gli Stradaperta con Antonello Venditti

Come già detto più sopra, mi è risultato impossibile reperire altre info circa i singoli brani di quest'album. E' possibile supporre che i pezzi più prog appartengano alla prima formazione degli Stradaperta, ma sono appunto solo supposizioni. Chiunque sia in grado di aiutarci a fare luce sull'origine dei vari brani inediti è chiaramente benvenuto. Buon ascolto a tutti gli amici della stratosfera dal voster semprer voster Capitan, in combutta con Adix.


STRADAPERTA :

Renato Bartolini (voce, chitarra, mandolino) 1974/1984
Rodolfo Lamorgese (chitarra, armonica, percussioni) 1974/1984
Claudio Prosperini (chitarra) 1974/1984
Maurizio Lamorgese (chitarra, percussioni) 1974/1977
Marco Valentini (sax, flauto) 1974/1984
Marco Vannozzi (basso) 1975/1984
 Tony Tartarini (voce) 1983/1984


Per finire, vi lascio qualche link per completare ed integrare questo post e l'ascolto dell'album, se vorrete approfondire ulterirmente la vostra conoscenza circa questa storica band.

Qui il sito ufficiale degli Stradaperta
Dal sito psycanprog un'interessantissima intervista a Renato Bartolini
Qui la scheda dedicata su wikipedia
Repetita iuvant: la scheda dell'amico Augusto Croce su Italianprog

 

LINK

Post by Captain, music by Adix

venerdì 11 maggio 2018

Claudio Rocchi - 1973 - Essenza (vinyl)


TRACKLIST:

01. Essenza   7:05  
02. Sono un uomo   9:23  
03. È per te   6:48  
04. Radici e semi   7:51  
05. Templi e mercati   6:55  
06. Il passo da fare   1:45  
07. Per sciogliere un fiocco  6:30


MUSICISTI

 Claudio Rocchi - voce, chitarra 6 e 12 corse, harmonium, organo, pianoforte
Mino Di Martino - chitarra 6 e 12 corde, cori
Sandro Malagola - chitarra acustica 6 corde
Giorgio Federico Menzio - basso, contrabbasso
Eugenio Pezza - mellotron, pianoforte
Chris Sacca - bonghi
Bruno Pelosa - bonghi, timpani, gong, campane tubolari, crotali
Claudio Ronco - sitar
Elio D'Anna - sax soprano, flauto
Lorenzo Vassallo - tabla, harpsichord, percussioni, vibrafono, bass drum
Maria Teresa e Vanilla, Terra Di Benedetto - voci


"Essenza" è un'opera antica di Claudio Rocchi, risalente al 1973, pubblicata in vinile nel 1973 dall'etichetta Ariston e mai ristampata né in vinile né in CD. Abbiamo dedicato in passato molti tributi al mai dimenticato artista milanese, ma questo ci era evidentemente sfuggito. Sul bellissimo blog "Progressivamente" un po' di anni fa (marzo 2013, data della sua scomparsa) venne pubblicata una bellissima recensione da parte di Luigi Cattaneo, che ringrazio e al quale esprimo tutto il mio apprezzamento. Ecco cosa scrisse l'amico Luigi a proposito di questo disco:

"Essenza è il quarto album di Claudio Rocchi, pubblicato nel 1973 dopo un viaggio in India. Dopo i bagliori di Volo magico e il relativo La norma del cielo che lo avevano portato a conquistare una buona fetta di pubblico e la ribalta costante dei festival alternativi della penisola, Rocchi come solito fare non si sedette sugli allori di una scrittura certa che poteva replicare le fortune già acquisite ma preferì contaminare ulteriormente la sua musica. Certamente lo stacco con il passato non fu così incisivo poiché Essenza non ha cambi di rotta drastici con quanto già fatto ed è un lavoro rocchiano in toto ma presenta ulteriori influenze mistiche figlie del viaggio appena concluso inserite perfettamente nel sound tipico del milanese. Anche in questo caso Rocchi dimostra di avere a cuore il dettaglio. E difatti in studio si circondò di ottimi musicisti, tra cui Mino Di Martino dei Giganti alla chitarra, l’immancabile Eugenio Pezza al pianoforte e al Mellotron, Elio D’Anna degli Osanna al sax e al flauto, oltre che utilizzare parecchi strumenti atipici come il bongo, il sitar, la tabla, il vibrafono, le percussioni. C’è tanto di acustico tra le sette tracce di Essenza, con Rocchi vicino in parte a Franco Battiato e Peter Hammil ma capace di mantenere inalterate le sue peculiarità e di spingere ancora più in là il suo essere musicista in cammino, sempre alla ricerca di qualcosa. 


In questo caso la sua musica esplora con ancora maggiore attenzione ciò che ha raccolto dall’India, sensazioni e spiritualità che hanno sempre interessato la sua arte e che diventano ancora più marcate. Soprattutto gli intrecci strumentali profumano di India (Radici e semi) e convincono pienamente, più di quando appaiono sonorità elettroniche ancora da calibrare adeguatamente (Per sciogliere un fiocco) o esperimenti che potevano essere più incisivi come l’harmonium che accompagna la voce di una bambina nella title track. Ma si sa, la voglia di stupire era prerogativa di quegli anni… Meraviglioso invece l’intervento di D’Anna in Sono un uomo (ma sarà fondamentale in ogni suo apporto), impreziosito da un testo pieno di poetica ed umanità e la percussiva E’ per te, anche qui giocata su liriche cariche di significato. Un disco che funziona meglio di La norma del cielo, appassiona di più e mostra maggiore coraggio. Realmente si avverte l’esigenza di essere comunicativi ma senza tralasciare di cercare una via alternativa per farlo, spaziando tra folk psichedelico, progressive e musica indiana ma tenendo una visione uniforme del lavoro. Sta qui forse la chiave della buona riuscita del disco e le grandezza di tutta la carriera di Rocchi".

Le immagino sono tratte dal blog dell'amico Danilo Jans "Music Italy 70" che ringrazio e saluto. Buon ascolto


Link
 
Post by George

martedì 8 maggio 2018

Gianni Nebbiosi - Opera omnia (1972-1974)

“Parlarono per ore di amore e psichiatria, Melarancia poi gli disse: hai fantasia!”
(ALBERTO CAMERINI, Bambulè, 1977)

E TI CHIAMARON MATTA (EP, 1972)



FORMAZIONE
GIANNI NEBBIOSI- voce, clarino, organo elettrico e pianoforte
GIOVANNA MARINI- seconda voce, chitarra e chitarra trattata.

Allora signori, inutile girarci intorno: Gianni Nebbiosi è uno dei più grandi cantautori degli anni ’70. Dice: all’altezza dei grandi? Quasi, forse. Dice: e perché non ne sappiamo nulla? Perché non ne parla il “Dizionario dei Cantautori” della Garzanti (che pure cita  l’imprescindibile Andrea Mazzacavallo) né la “Storia della canzone italiana” di Gianni Borgna (che pure riporta la folgorante carriera di Giorgia Fiorio,  figlia del (all’epoca) direttore generale  della FIAT)?

Perché Gianni Nebbiosi frequentò il rutilante mondo della canzone (non della canzonetta, della canzone, facciamo a intenderci) solo per un soffio di anni, anni divisi, tra l’altro, tra chitarra e studi di psichiatria. Sono, ricordiamolo, anche gli anni dei manicomi, delle misure contenitive fatte di camicie di forza, di elettroshock, di uso indiscriminato di farmaci che, con la nevrastenia, o la bipolarità, si portavano via tutto. Non stupisce dunque che il giovane Gianni Nebbiosi, romano e comunista, si schieri senza se e senza ma dalla parte di Basaglia, a sostegno della sua battaglia culminata nel 1978 nell’approvazione della celebre legge 180/78 che portò a una radicale messa in discussione del sistema psichiatrico. Ebbene, Nebbiosi pensa, con Sant’Agostino, che cantare la repressione sia protestare due volte, sicché fa casa e bottega, e scrive canzoni sui matti, sugli esclusi, su quelli che non ce la fanno, sui pirandelliani Belluca (cfr. “Il treno ha fischiato...”) che a un certo punto sentono la vita stringersi a spirale attorno al collo, ed esplodono. Primo frutto di questo progetto in cui musica, psichiatria, teoria e prassi vanno a braccetto, è l’EP “E ti chiamaron matta”, 6 canzoni pubblicate su un 33 giri a 7” edito nel febbraio 1972 (anche se da più parti è riportata la data 1971) per la  collana sperimentale della Dischi del Sole, etichetta storica della canzone popolare e politica che meriterebbe un discorso a parte. Sono pezzi strazianti tra cui spicca la più celebre delle composizioni di Nebbiosi, quella “E qualcuno poi disse” che è un autentico gioiello di sintesi armonica e melodica, arricchito dal controcanto di Giovanna Marini (presente in voce e chitarra nell’intero lavoro). Fu proprio la Marini, come si legge nelle note interne dell’EP che raccontano la gestazione del lavoro, colei che, avendo apprezzato le sue prime cose, convinse il giovane Nebbiosi a scrivere e a incidere canzoni.  Se l’ascoltate e, ciò nonostante, non sentite un groppo al cuore e non vi viene l’istinto di stringere i pugni dalla rabbia, beh vuol dire che non avete più né cuore né pugni.



Sono pezzi dagli arrangiamenti scarni (nel più puro stile Dischi del Sole), ma, al netto di qualche ingenuità, sono canzoni vibranti e vive, documenti ancora scottanti che, oltre che di follia, vera o indotta, ci parlano di emigrazione, di alcolismo, di vite spezzate. Il vinile si è ben presto volatilizzato, seppur incredibilmente ancora comparisse, non più tardi di una quindicina di anni or sono, nel catalogo della Materiali Sonori, da cui l’ho preso e rippato per riproporvelo per la prima volta nel web (nel Tubo è presente solo la già citata “E qualcuno poi disse”, che, insieme a “Ti ricordi Nina”,  è stata anche riversata in CD per una collana della Hobby and Works a fine anni ’90). Nel 2008, a trent’anni dalla Legge Basaglia, esce un inaspettato, affettuoso e coraggioso remake di questo introvabile EP, ad opera meritoria di Alessio Lega e Rocco Marchi.


Lo stesso Alessio Lega ha dedicato a Nebbiosi un bellissimo articolo, che vi invito a leggere QUI, in cui racconta come ha conosciuto questo disco e questo artista. Potete facilmente reperire i pezzi di questa importante operazione sul Tubo, o, meglio ancora, ordinandola allo stesso autore (alessiolega.it). Tra l’altro, sul retro del CD si legge questa interessante nota appositamente scritta dallo stesso Nebbiosi:




MENTRE LA GENTE SE CREDE CHE VOLA (1974, LP)



TRACKLIST

1 L’Uomo Nero
2 Vecchio feticista
3 Re Mida
4 La perversione logica
5 Il testamento di Ulisse
6 Ma che razza de città
7 'Na specie di speranza
8 Le giostre
9 Er Verniciaro
10 Duetto flauti + Pozzanghere

FORMAZIONE 

FERNANDO FERA- chitarra acustica, chitarra elettrica, basso
GIANNI NEBBIOSI- voce, piano, organo
GLAUCO BORRELLI- basso
CARLO MAGALDI, CARLO SILIOTTO- chitarra classica
MARCELLO VENTO- batteria
SARA MODIGLIANI- flauto

NANNI RICORDI- produzione artistica
RICKY GIANCO- produzione esecutiva


Il tempo di perfezionare gli studi, di suonare il pianoforte in “Giudeca”di Alberto D’Amico ed è già il 1974:  Gianni Nebbiosi collabora come saxofonista con il Canzoniere del Lazio (con Sara Modigliani intesserà anche una relazione sentimentale, che, tra qualche incomprensione, li porterà al matrimonio), e così, lasciata la Dischi del Sole che non approva la sua svolta “elettrica”, approda alla Intingo di Ricky Gianco che gli produce, con l’aiuto di Nanni Ricordi, “Mentre la gente se crede che vola”,  uno degli album più straordinari e al contempo misconosciuti del decennio.



E’ una fotografia mossa e lucida allo stesso tempo dell’Italia degli anni ’70, di una società che Nebbiosi saggiamente sceglie di non raccontare partendo ideologicamente dal quadro generale, dalle magnifiche sorti e progressive che già Leopardi aveva sbeffeggiato circa centoquaranta anni prima. Decide invece di cogliere la realtà partendo da storie di periferia e di miseria, da personaggi ispidi e veri, ritratti con esattezza e poesia, nei loro piccoli gesti di amore, ribellione, mortificazione. Un’umanità tenacemente aggrappata a “Una specie di speranza” di uscir fuori dal fango, fosse anche quella della schedina (con “Il giocatore” di Ciampi è, crediamo, una delle prime e più riuscite rappresentazioni della ludopatia, che il servizio sanitario solo decenni dopo riconoscerà come patologia).

Ora, a  tutto ciò, aggiungete una veste sonora inusuale in questo ambito di canzoni. Metteteci sopra l’apporto di eccellenti musicisti in orbita Canzoniere del Lazio (come Marcello Vento, Carlo Siliotto o Sara Modigliani) e Albero Motore (Fernando Fera, Glauco Borrelli, Carlo Magaldi), che intessono arrangiamenti di grande fascino e originalità spazianti dal folk al jazz-rock, per toccare marcette, divagazioni swinganti e cabaret satirico. Su tutto, un certo sapore prog. Insomma, potremmo, finalmente, a distanza di più di quarant’anni, prendere questo disco e porlo tranquillamente al fianco delle opere più coraggiose e poco più tarde di Claudio Lolli (Ho visto anche degli  zingari felici Disoccupate le strade dai sogni, per capirci), tanto per tentare un accostamento forse arbitrario.

Foto di gruppo durante la lavorazione dell'album. Da sinistra: Carlo Siliotto,  Marcello Vento, Gianni Nebbiosi, Fernando Fera, Sara Modigliani e Ricky Gianco

Ne deriva un lavoro che ancora oggi splende luminoso e chiede di essere ascoltato a volume alto, in macchina, al ritorno a casa. Esige di travolgerci.

Tra le 11 tracce presenti spiccano infatti capolavori quale l’iniziale e ossessiva “L’uomo nero”, oppure il poker clamoroso che va da “Ma che razza de città” “Er verniciaro”, passando da “Na specie di speranza” e “Le giostre”. Sono pezzi in cui spicca l’uso del romanesco, un romanesco non carico e caciarone, ma fluido, spontaneo, finanche dimesso. Se solo gruppi della nuova scena romana neo-folk, come Ardecore, Orchestraccia o Muro del Canto, decidessero una buona volta di rileggerle, ne farebbero, non ci scommettiamo due palle, ma una sì, degli autentici inni. Inutile dire che questo capolavoro, solo parzialmente reperibile finora sul Tubo, non è mai stato riversato su CD.

Negli anni a seguire Gianni Nebbiosi decise poi di dedicarsi completamente alla sua professione medica, con la bizzarra eccezione della sua partecipazione a quello che Valerio Mattioli nel suo “Superonda” definirà “uno dei più impressionanti ensemble vocale di quegli anni”,vale a dire il progetto di canto armonico Prima Materia (di cui abbiamo già parlato QUI). Diventerà poi uno psichiatra e uno psicanalista di nome, autore di saggi e libri autorevoli, nonché membro della direzione della IARPP (International Association for Relational Psychoanalysis and Psychotherapy) e presidente dell’ISIPSE’ (Istituto e Scuola di Specializzazione in Psicologia del Sé e Psicoanalisi Relazionale)

Nebbiosi oggi

Gianni Nebbiosi non ha più inciso nulla, ma alcune di queste canzoni hanno continuato sporadicamente a viaggiare in spettacoli e dischi di altri artisti, specialmente di Maria Monti che tra il '72 e il '76 proporrà tre sue canzoni (allegate come bonus al presente post), tra cui l’inedita “Dulcinea”. Tra l’altro, alla versatile cantante milanese, anch’essa presente in Prima Materia, è legata l’ultima sua traccia artistica: nel 1982, infatti, in occasione della presentazione di “Addossati”, opera di Pietro Consagra presentata alla XL Biennale di Venezia, Gianni Nebbiosi con Maria Monti e Nicola Bernardini scrive “Musica frontale”, pièce per strumenti a fiato, canto e partitura elettronica. Da lì in poi venticinque anni di oblìo artistico, fino ad arrivare al 2008 e al lavoro di Alessio Lega e Rocco Marchi che sopra ricordavamo.

Infine, due parole sono forse da spendere sulla evocativa copertina, opera del grande e compianto Cesare (o Caesar) Monti. La curiosa genesi della foto la racconta lo stesso Monti sul suo blog: “In via La Marmora stava una panetteria particolare, il proprietario era  uno scultore, lavorava la pasta come se fosse creta poi la infornava per tirarne fuori delle vere e proprie sculture. Stavo preparando per la Ricordi una copertina usando una di quelle sculture  (probabilmente quella di “Cicerenella”, della NCCP, ristampa del 1975, Ndr), parlando amichevolmente il panettiere mi raccontò che anni prima Salvador Dalì gli aveva ordinato un comodino di pane. La battuta, con la quale il grande pittore spagnolo giustificava la richiesta, era che di notte svegliandosi se avesse avuto fame gli avrebbe potuto dare un morso. Mi diressi poi verso Porta Romana passando davanti una vetrina mi fermai per sbirciarci dentro, vidi una serie di torni in fila uno dietro l’altro, erano lucidi in attesa che qualcuno si prendesse cura di loro. Entrai incuriosito. Una luce straordinaria illuminava quelle strutture di ferro e ghisa dipinte di nero, chiesi il permesso e scattai delle foto. Fu proprio la luce a suggerirmi l’abbinamento di questa immagine col Lp di Nebbiosi, era interessante confrontare questo nome con una immagine così netta, nitida e chiara nei suoi contenuti.”
  
Non posso che lasciarvi volentieri all’ascolto di questi due notevolissimi lavori, ringraziando di cuore Alessio Lega che ha generosamente condiviso con me (e con voi) i preziosi files di “Mentre la gente se crede che vola”, e avvertendovi che, purtroppo, l’ultimo pezzo dello stesso album è corrotto e l’ascolto è così assai arduo.
  

BONUS: MARIA MONTI CANTA GIANNI NEBBIOSI

Tracklist: 
1 IL NUMERO D’APPELLO- Maria Monti (1972)
2 TI RICORDI NINA- Maria Monti (1976)
3 DULCINEA-Maria Monti (1976)


Post by Andrea Altrocanto