domenica 26 marzo 2017

Maxophone - 2005 - From Cocoon to Butterfly (raccolta di inediti) - CD+DVD


TRACKLIST AUDIO CD

01. Kaleidophonia (demo strumentale, 1975)
02. Mercanti di pazzie (demo, 1973)
03. Elzeviro (demo, 1974)
04. L'isola (demo, 1973 - registrato in una stanza dove il gruppo saltuariamente provava)
05. C'è un paese al mondo (demo, 1975)
06. Fischio del vapore (demo, 1976 - registrato in studio, per poi essere pubblicarlo come singolo nel 1977)
07. Antiche conclusioni negre (demo, 1974)
08. Il lago delle ninfee (demo, 1973)
09. Dadaidà (demo, 1976)
10. Al mancato compleanno di una farfalla (demo, 1973)


TRACKLIST DVD (live RAI 2, marzo 1976)

01. C'è un paese al mondo
02. Al mancato compleanno di una farfalla
03. Fase
04. Mercanti di pazzie (instrumental version recorded in 2005)
05. Antiche conclusioni negre
06. Intervista


FORMAZIONE

Maurizio Bianchini - corno francese, tromba, vibrafono, percussioni, voce
Roberto Giuliani - chitarra, piano, voce
Sergio Lattuada - tastiere, voce
Alessandro Lorenzetti - batteria
Alberto Ravasini - voce, basso, flauto, chitarra acustica
Leonardo Schiavone - clarinetto, flauto, sax
Marco Carbone - basso in "Mercanti di pazzie - instrumental version 2005"


Ci sono uscite discografiche, ristampe o nuovi dischi, che ci lasciano indifferenti o che guardiamo con diffidenza, altre che solleticano il nostro interesse. E' questo il caso del nuovo prodotto discografico dei Maxophone, uno dei gruppi prog da me più amati, anche se nella metà degli anni '70 erano marginali rispetto ai grandi nomi del progressive italiano. Ricordo di avere assistito ad un loro splendido concerto nel 1976, come open act degli Area (purtroppo non mi ero attrezzato con il fedele registratore Philips). Il nuovo disco, pubblicato da poche settimane sia in vinile che in CD, si intitola "La fabbrica delle nuvole". L'etichetta è la AMS/BTF. L'ho ascoltato con curiosità e un po' di apprensione, memore della passata grandezza del gruppo milanese. Ero dubbioso circa la capacità dei musicisti di essere ancora all'altezza della vecchia produzione, ma devo dire che il risultato è stato superiore alle mie aspettative. I suoni sono sempre freschi: buon uso di chitarre acustiche ed elettriche, organo, voci ben curate: insomma, un bel tuffo nel passato, ma anche la speranza che la band continui a frequentare le sale di registrazione oltre che i palcoscenici. Pensavo che il capitolo musicale dei Maxophone si fosse concluso con il revivalistico "Live in Tokyo" del 2014 ma sono stato smentito. Della formazione storica sono rimasti i soli Sergio Lattuada e Alberto Ravasini, accompagnati da nuovi compagni di avventura con i quali i due avevano già registrato il  succitato "Live in Tokyo" e affrontato alcuni concerti in giro per l'Italia. 


 Tutto ciò premesso (sono conscio di essermi dilungato un po' troppo), la novità discografica mi ha portato a riscoprire una raccolta antologica di inediti risalente al 2005 pubblicata dalla BTF/Vinyl Magic. Dal bozzolo alla farfalla è un doppio lavoro che ripercorre la breve storia musicale dei Maxophone, essenzialmente costituita - lo ricordiamo - da un solo album, l'eponimo del 1975, pubblicato anche in versione inglese. A questo proposito vi rimando al post che il nostro Capitano pubblicò nel 2011 (vi sono entrambe le versioni dell'album con i link attivi).


Il titolo della raccolta è quanto mai significativo: i demo e gli inediti seguono un percorso che va dalle prime registrazioni del sestetto, risalenti al 1973, fino alle ultime prove del 1976. Alcuni brani confluiranno in versione rimaneggiata sul disco ufficiale, altri rimarranno nel cassetto per anni. "From Cocoon to Butterfly" include anche un DVD contenente il video di un concerto registrato nel marzo 1976 e trasmesso nel maggio dello stesso anno da RAI 2. La trasmissione si intitolava "Concertino". Nonostante il titolo si tratta di un ottimo "concertone", con l'aggiunta di un brano registrato per l'occasione ("Mercanti di pazzie" - versione strumentale del 2005). Il video si conclude con una serie di interviste ai componenti del gruppo riunitisi per l'occasione. Per completezza, a differenza di quanto si può agevolmente reperire sul web, la Stratosfera vi offre, oltre al CD audio, l'intero DVD suddiviso in 5 parti.

Piccola curiosità finale: i Maxophone al completo accompagnano Corrado Castellari nel suo album del 1975 "Gente così". Se qualcuno lo possiede si faccia vivo. Thanks. 
Buon ascolto e...buona visione. 


Link Cd Audio
Link Video : Part 1, Part 2 , Part 3 , Part 4 , Part 5

Post by George

giovedì 23 marzo 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 21 - Genesis - Live in Milan, 19/5/1987


TRACKLIST CD 1
 
1 - Mama
2 - Abacab
3 - Domino
4 - That's all
5 - Brazilians
6 - Cage
7 - In that quiet earth
8 - Afterglow


TRACKLIST CD 2

9 - Land of confusion
10 - Tonight tonight tonight
11 - Through it all the way
12 - Home by the sea
13 - Invisible touch
14 - Turn it on again


Poiché mai vorrei accreditarmi di meriti che non mi appartengono, devo innanzitutto precisare che questo concerto io non l’ho visto né tantomeno ovviamente è stato da me registrato, nevvero mi sono procurato pochissimo tempo dopo uno dei tanti bootleg in vinile che lo riproducevano, in particolare il doppio LP pubblicato dalla Black Cat Records, che se non sbaglio era un’ “etichetta” (sottolineo le virgolette) olandese. Altra copia famosa era quella intitolata Five Sides Live (sulla falsariga del Three Sides Live ufficiale) sempre col concerto allo Stadio di San Siro a Milano del 19 Maggio 1987.


Diciamo subito che non è la formazione che “a noi più ci piace”, ovvero quella che oltre ai 3 di cui leggerete più avanti aveva in formazione anche i 2 mostri sacri Peter Gabriel e Steve Hackett. Il periodo è quello immediatamente successivo all’album Invisible touch, pubblicato l’anno prima, ma poiché mi ritengo estremamente ignorante soprattutto su questo periodo del gruppo inglese, preferisco attingere all’archivio di Repubblica.it, dove ho trovato l’articolo di Ernesto Assante pubblicato in occasione della prima data del loro tour che ebbe luogo a Malaga, e che poco tempo dopo, come scrive il noto critico musicale, avrebbe toccato anche Milano. Ma vi lascio alle sue parole con l’invito a ritrovarci subito dopo (Archivio la Repubblica.it)


 "UN CONCERTO - KOLOSSAL PER I TRE GENESIS
MALAGA - Chissà se, festeggiando il decennale del punk, qualche ribelle del rock, per mantenersi in allenamento, ha dato alle fiamme qualche disco dei Genesis, mantenendo vivo quello che fu il gesto più eclatante di "rivolta" contro un certo rock establishment che i Genesis allora rappresentavano più di ogni altro gruppo. Dieci anni fa, insomma, la nuova ondata rock, più veloce immediata e bruciante, aveva cercato di spazzare via quelli che senza mezzi termini definiva come "vecchi ed inutili dinosauri", tracciando un segno di demarcazione ben preciso tra la musica "romantica" dei Genesis, degli Yes, di Emerson Lake & Palmer, ed il rock della strada, tra una lingua slegata dalla realtà giovanile ed un gergo immediatamente comprensibile, tra uno show business fatto di palchi enormi, fumi colorati, spettacoli di luci sempre più ricchi e la semplicità di una musica fatta invece per coinvolgere senza trucchi o effetti speciali. Sono passati più di dieci anni dalla rivoluzione del punk ed i Genesis sono ancora qui, godono anzi di un successo particolarmente ampio, forse il più vasto che abbiano mai ottenuto nella loro pur lunga carriera, e girano ancora il mondo con uno spettacolo a dir poco mastodontico, perfettamente adatto al loro marchio di fabbrica di "vecchi dinosauri" del rock. A Malaga, prima tappa di un tour europeo che li porterà in Italia fra breve, il 17 di questo mese allo stadio Flaminio di Roma ed il 19 al San Siro di Milano, Phil Collins, Tony Banks e Mike Rutherford, ovvero quel che resta stabilmente insieme della formazione originale del gruppo inglese, hanno messo in scena ancora una volta quella musica per la quale vanno giustamente famosi, nel bene e nel male, anche se si potrebbe dire che per i Genesis è da qualche anno cominciata una seconda giovinezza e che la formazione sta cercando, anche se con grande ritardo rispetto alle correnti trasformative che percorrono il rock e con motivazioni forse più commerciali che creative, di rinnovare almeno in parte la propria immagine musicale. Nello spettacolo quindi vengono necessariamente a convivere le due anime dei Genesis, quella più datata, legata ancora a doppio filo all' avventura con Peter Gabriel dei primi anni Settanta, quando la formazione britannica componeva suites e non canzoni, quando il rock, anche come riferimento, era decisamente lontano dalle traiettorie musicali dei Genesis, e quella odierna, più giovanile e pop, ricca di stumenti elettronici come di ritmi danzabili, di canzoni brevi e di presa immediata.
 

 Il pubblico attorno ai trent' anni, la maggioranza dei venticinquemila presenti allo stadio di Malaga, ha accolto con calore soprattutto le cose più vecchie che il gruppo ha proposto, come Out of the Cage, o brani più moderni che però non hanno tradito lo stile fondamentale del gruppo, come Domino, dove la proverbiale verbosità della musica dei Genesis riprende forma e spessore, in interminabili assoli o in partiture complesse ma non affascinanti. I più giovani invece hanno preferito gli ultimi hit, Land of confusion, That' s all, To night, Invisible touch, ovvero i Genesis più leggeri e veloci, dove alla tecnica invidiabile di ogni elemento del gruppo (arricchito dal vivo dal bassista Daryl Stuermer e dal batterista Chester Thompson) si fonde una comunicativa più immediata e coinvolgente. Ad animare lo spettacolo, la vera star dello show, è Phil Collins, perfettamente a suo agio nei panni molteplici dell' intrattenitore, del cantante e del batterista, compiti che assolve sempre con grande efficacia, senza mai strafare e lasciando ampio spazio sia alle chitarre di Mike Rutherford, impassibile e flemmatico sempre, che alle tastiere di Tony Banks, che da venti anni oramai dominano il suono dei Genesis. Ma la musica, a dire il vero, è solo un elemento dello show e probabilmente le oltre due ore di spettacolo che il gruppo propone risulterebbero troppo nostalgiche, datate e pesanti, se non fosse per un light show davvero impressionante, quasi mille fari in movimento sul palco, e per due schermi che ai lati della scena proiettano, con un' accortissima regia elettronica, le immagini del gruppo mentre suona tra fumi colorati, sostenuto da un' amplificazione perfetta e potentissima. Insomma a conti fatti, poco e nulla è cambiato per i Genesis del "dopo new wave", c' è qualche tocco elettronico in più, qualche taglio alle parti più ridondanti e alle lungaggini più inattuali, in una dose di perfezione e professionismo davvero invidiabili. Il rock, però, è già andato da qualche altra parte"
(Articolo di Ernesto Assante)


 Ultime poche note sul post qui pubblicato. Il CD numero uno è diviso in 2 parti, nella prima sono presenti i primi 3 brani (Mama – Abacab – Domino) senza suddivisioni degli stessi. Nel secondo sempre in soluzione di continuità, abbiamo gli altri 5 (That’all – Brazilians – Cage – In that quiet earth – Afterglow) (Nota a margine: ho copiato i titoli direttamente dalla cover dell’album in questione, conscio che alcuni sono scritti in maniera errata). Il secondo CD invece è diviso in 3 parti, nella prima in continuità abbiamo i 3 brani (Land of confusion – Tonight tonight tonight – Through it all away), nella seconda 2 brani (Home by the sea – Invisible touch). Questa seconda parte del secondo CD in realtà sarebbe dovuta essere il Side 4 del doppio LP, ma incredibilmente il brano conclusivo Turn it on again sfumava facendo terminare il vinile proprio alle prime note di Everybody needs somebody, col grande Phil Collins, a proposito commoventi i tentativi di parlare in italiano col pubblico, per l’occasione nelle vesti di Jake Joliet Blues ovvero John Belushi.
 

 Ma poiché mai avrei voluto donarvi un lavoro “monco”, il “Tubo” questa volta mi è venuto in aiuto con parte del concerto ai tempi trasmesso da Videomusic (in alcune foto si riesce ad intravvedere il logo della TV), ma soprattutto con l’intero medley del brano finale Turn it on again che trovate come terzo brano e che vede i nostri eroi riproporre come detto i Blues Brothers col brano di Salomon Burke, ma anche i Rolling Stones (Satisfaction), i Beatles (Twist and shout), i Four Tops e successivamente Gloria Gaynor (Reach out I’ll be there), the Who (Pinball wizard) e persino Wilson Pickett (In the midnight hour). Tra l’altro tra i Four Tops e gli Who c’è un altro brano che voi di gran lunga ben più preparati di me saprete sicuramente riconoscere. Per chi volesse vedere anche le immagini di Videomusic ecco il link che vi permette di poterlo fare:


Bene, perdonate l’intromissione, so che non è certo my cup of tea, mi auguro vi sia stato ugualmente gradito. Buon ascolto e soprattutto buona salute a Voi tutti, FRANK - ONE



Post by Frank-One, stratospherisation by Capt
 

lunedì 20 marzo 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 52 - Speciale "L'Ottava... ma ora ora non lotta più" Vol. 4 - Kudsi Erguner, Mahmoud Tabrizi Zadeh - 1987 - Sohbet



TRACKLIST :

1 - Naat (Lode del 17° secolo di Itrig)
2 - Kenentche (Da una melodia tradizionale iraniana)
3 - Semai (Da una melodia tradizionale turca)
4 - Sirto (All'ombra del cedro)
5 - Daire (Cerchio - Da una melodia del 14° secolo di cerimonia Dervischi - Ney)
6 - Frankein


Kudsi Erguner è, secondo quanto riportato da Wikipedia "oggi ritenuto fra i più importanti solisti al mondo di flauto ney, strumento di canna, di tradizione millenaria, celebre in tutto il mondo islamico, utilizzato, nell'ambito del sufismo, anche nelle cerimonie della confraternita dei dervisci mevlevi. È direttore dell'istituto Mevlana di Parigi, dove vive dal 1968. Numerosi i suoi cd pubblicati per case discografiche europee. Tiene stage internazionali, in Francia, Turchia, Spagna e Italia. Fra le sue collaborazioni, si ricordano quelle con Peter Gabriel, Maurice Béjart e con il regista Peter Brook". Mahmoud Tabrizi-Zadeh è un grande esperto di musica persiana e sufi. Ma non solo. Come Erguner, anche Zedeh ha collaborato con Peter Brook. I riferimenti, insomma, non sono distanti da quelli dell'editore di questi prodotti musicali....


Il loro lavoro edito da "L'Ottava" propone elaborazioni da musiche tradizionali di secoli passati. E' evidente che ascoltare queste musiche equivale a proiettarsi in atmosfere mistiche che profumano di oriente, ma non certo di un oriente olografico. Non è una musica da salotto. Qui la ricerca muove verso sentieri arditi. Il disco qui proposto testimonia con chiarezza la grande attrazione di Battiato per la mistica islamica. A questo punto confesso una certa inadeguatezza e impreparazione a dare ulteriori indicazioni. Aggiungo solo che anche questo Lp, edito dalla casa discografica di Battiato, non è mai ristampato su cd. La cover rimodulata a misura di cd è un pregevole lavoro del grafico Luigi Bellicchi. Buon ascolto.. se lo vorrete


LINK Sohbet emmepì
LINK Sohbet flacchete


Post by Antonio LM (All) & Capt (Mise en blog)


Post Scriptum by Capt - Qui per ora si conclude la Serie dedicata alla breve produzione discografica de L'Ottava. In realtà la mitica etichetta di Battiato produsse in tutto 6 album (e non 4 come erroneamente riportato su wikipedia): mancano all'appello "L'ombra del mio cuore" di Osvaldo Coluccino e "A casa di Ida Rubinstein" di Giuni Russo, entrambi del 1988: il primo è stato prontamente inserito nella wishlist della stratosfera, mentre il secondo è reperibile in commercio e non condivisibile.

venerdì 17 marzo 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 20 - Camel live at Blue Café, Cossato, May 1, 1973


TRACKLIST:

1. Taking the stage...
2. Lady Fantasy
3. Mystic Queen
4. Arubaluba
5. The Traveller


LINE UP

Andy Latimer; guitars, vocals
Pete Bardens; keyboards
Doug Ferguson; bass
Andy Ward; drums, percussion


Storico primo concerto dei Camel in Italia, risalente al 1° maggio 1973. La copertina di questo bootleg riporta la data del 5 maggio, ma non è corretta. Nel 1973, subito dopo la pubblicazione dell'eponimo primo album, la band inglese intraprese un tour europeo che toccò anche l'Italia per due sole date: Cossato (per la cronaca è un piccolo comune di 14.000 anime in provincia di Biella) e Roma. In quest'ultimo caso i Camel, insieme ad Arthur Brown, furono l'open act di Peter Hammill e i suoi Van Der Graaf Generator (prossimamente su questi schermi). Dopo queste due date i Camel spariranno per un lunghissimo periodo dal patrio suolo. Bisognerà attendere il 18 settembre 2000 per poterli rivedere a Torino, all'Hiroshima Mon Amour. E qui vi rimando alla pagina contenente questo bellissimo concerto, che postammo nel novembre dello scorso anno, grazie alla superba registrazione che ci fornì l'amico Stefano.


A proposito di qualità del suono, devo dire che in questo concerto è assolutamente ottima, tenuto conto dei suoi quasi 44 anni. Ci sono in circolazione alcune versioni di questo bootleg con una registrazione di bassa qualità. Questa è addirittura stereo. Nel piccolo Blue Café di Cossato, i Camel nella loro formazione originaria, sciorinarono quattro lunghi brani per una durata complessiva di circa 42 minuti. L'apertura è magnifica, con la lunga suite Lady Fantasy (occhio alla data, perché verrà pubblicata solo l'anno successivo con l'album "Mirage"), seguita da due tracce tratte dal disco di esordio, Mystic Quen e Arubaluba. Il concerto si chiude con l'inedita The Traveller, una lunga cavalcata quasi interamente strumentale con lunghi assoli di tastiere e chitarra elettrica.

Una  buona occasione per ascoltare una tra le più grandi band inglesi di prog rock nel periodo d'oro. Buon ascolto


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Post by George 

mercoledì 15 marzo 2017

Raffaele Mazzei - 1984 - Il nibbio


TRACKLIST :

01 Alle porte dell'inverno
02 Revival
03 Il nibbio
04 Dolce Maria
05 I ritorni
06 Canzone dei desideri
07 Lento
08 Nostro mare
09 Pianura


 E come solennemente promesso ecco il secondo lavoro di Raffaele Mazzei : Il nibbio del 1984. Tanta acqua è passata sotto i ponti da Dentro Edipo, ben più dei 5 anni che sembrerebbero leggendo le date, ed anche Mazzei ha voltato pagina: copertina patinata molto curata, look assolutamente mutato, guardate la copertina di Dentro Edipo e la foto inner de Il nibbio: riconoscereste la stessa persona? Può darsi che io non sia fisionomista, ma personalmente farei molta ma molta fatica.


E lo stesso per i testi, molto più morbidi e curati, e le musiche che ricevono molta qualità dalle prestazioni di grandi professionisti quali Alberto Radius alle chitarre, nonché responsabile della realizzazione dell'intero lavoro, Filippo Destrieri alle tastiere (lo ricordate in Vaticano accompagnare Franco Battiato al cospetto del Pontefice?), Alfredo Golino alla batteria e Massimo Luca alle ulteriori chitarre. In alcuni brani riecheggiano e non poco i suoni del Lavezzi di Cartolina e Iaia (Alle porte dell'inverno e Nostro mare). Troviamo atmosfere sognanti Ne Il nibbio, e apprezziamo le ottime chitarre di Radius in Canzone dei desideri e Lento, ma nel totale il lavoro si può catalogare in quell'easy pop molto comune a metà anni 80.
 

Però ve lo avevo promesso, e seppur con i miei limiti eccolo qua, per cui buon ascolto e soprattutto come sempre buona salute a tutti, FRANK-ONE.

LINK

Post by Frank-One stratospherizzed by Capt
 

lunedì 13 marzo 2017

Serie "Cantautori ai margini" n.13 - Francesco Arminio - 1977 - Il Re di niente


TRACKLIST:

 1) La Ballata (dell'Intellettuale Sinistro)
2) E Ridono
3) Dondola
4) Il Maresciallone
5) Il Re Di Niente
6) Contraddizioni
7) Favola
8) Vietato


MUSICISTI:

Francesco Arminio - voce, chitarra acustica, kazoo
Enrico "Pipa" Benzini - basso, chitarra folk, chitarra acustica
Romano Romanini - cassa, legnetti, cembalo
Michelangelo Mignano - tumba, bongos, pettine
Giancarlo Barigozzi - violino, fauto dolce, effetti.

Arrangiato da Francesco Arminio e Romano Romanini.


Un anno fa, a una fiera del vinile, fui incuriosito da una strana copertina che riproduceva il menabò di preparazione della stessa: insomma, una sorta di meta-copertina. Dopo un’occhiata al prezzo (3 euro, mi pare) e ai credits, lo comprai.

Con Francesco Arminio entriamo, come direbbe Draghi, in terra incognita, per cui ci appare già un po’ troppo enfatica la definizione di “cantautore ai margini” in cui per comodità l’abbiamo inserito. A quanto ne sappiamo, questo “Il re di niente” edito nel maggio ’77 per l’etichetta Unirecord è l’unico lavoro di questo artista veronese di cui praticamente nulla è possibile reperire in rete, se non la scheda dell’album presente su Discogs. Qualcosa di più lo ricaviamo dal retro di questo LP in cui vengono riprodotte sia la lettera in cui Arminio presentava le registrazioni a Michele Luciano Straniero (ricercatore, etnomusicologo, maitre à penser della storica esperienza dei Cantacronache, e tante altre cose legate alla cultura di sinistra), sia la lettera con la quale quest’ultimo raccomandava al titolare dell’etichetta la pubblicazione del disco nella collana “Cantando per il Socialismo”, in cui, pare di capire, lo stesso Straniero è coinvolto. Da tali lettere si deduce che Arminio dovrebbe aver scritto in precedenza canzoni commerciali per altri (“lucide canzoni-marchette”, le chiama), che fu ospite nel gennaio dello stesso anno dello stesso Michele L.Straniero in una trasmissione notturna su Radio Canale 96, generando un certo interesse negli ascoltatori.



Ciò nonostante, dicevamo, di Francesco Arminio si è persa ogni traccia.

Eppure, ascoltare per credere, Francesco Arminio non dispiace, collocandosi in una via di mezzo tra la prima Assemblea Musicale Teatrale e Franco Fanigliulo, a cui lo avvicina una certa impostazione ironica. In comune con il gruppo di Gian Piero Alloisio ha, a nostro avviso, la posizione da cui viene letta e interpretata la società e la politica italiana di quei nervosi e controversi secondi anni ’70: la sua è una voce critica in presa diretta, e dall’interno, del Movimento, una voce che non risparmia staffilate a una certa sinistra, che solo qualche anno prima Tom Wolfe aveva definito radical-chic. Ai suoi strali non sfugge la buona borghesia benpensante, ma neanche i mostri sacri della canzone d’autore impegnata (Francesco I e Francesco II), o meglio, quel pubblico che li usa come pretesti per sentirsi a posto con la coscienza (come si può evincere dall’iniziale “La ballata (dell’intellettuale sinistro)”). Insomma, Giorgio Gaber e Nanni Moretti, almeno nelle intenzioni, non sono molto lontani.



Musicalmente stiamo dalle parti del primo Bennato, non solo per l’uso di chitarra acustica, kazoo, armonica, ma anche per l’accentuata vena sarcastica, anche se espressa in modi più pacati e meno irruenti, più country-folk che blues insomma. Altri strumenti, quali flauto, violino e percussioni arricchiscono il tessuto armonico del disco, anche se la veste sonora resta comunque essenziale, diremmo in presa diretta o poco più. Tutto ciò rende, a nostro avviso, intrigante l’ascolto, sebbene questo tipo di canzone, molto legata alle vicende politiche e sociali dell’epoca, risulti particolarmente datata: basti pensare a “Favola” con i suoi riferimenti a personaggi (il fantomatico Antilope Koblet, citato anche da Rino Gaetano in "Aida", e poi uomini politici come Piccoli, Malfatti, Leone) che in quegli anni erano sotto i riflettori della stampa per lo scandalo Lockheed (QUA la relativa pagina di Wikipedia) e che oggi sembrano persi nella memoria.


Se sia un bene o una male, chissà.



Post by Andrea Altrocanto, Stratospherisation by Captain

mercoledì 8 marzo 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 51 (Serie "Doppelganger" n. 16) - Milva - 1989 - "Eine erfundene Geschichte (Una storia inventata)" e "Una Historia Inventada"

Premessa Captainesca: ringrazio enormemente il nostro grande amico Antonio, sia per aver ulteriormente arricchito l'enciclopedica serie dedicata a Battiato and friends con un'artista sopraffina e di gusto superiore come Milva, sia per avermi permesso di riesumare un'altra volta la storica serie Doppelganger, a cui sono particolarmente affezionato (serie che risale quasi agli albori della Stratosfera, alla quale hanno collaborato - a più riprese - anche i cari amici George e Francone). Thank you Antoine


TRACKLIST German version:

1 - Una storia inventata
2 - I processi del pensiero
3 - Potemkin
4 - Le vittime del cuore
5 - Via lattea
 6 - Atmosfera
7 - La piramide di Cheope
8 - Angelo del rock
9 - No time no space
10 - Centro di gravità permanente


Esiste un lavoro degli anni Ottanta di Battiato che forse non ha ottenuto il consenso che meritava. Almeno in Italia. "Destando l'amante che sogna" è la frase di un poeta anonimo al quale Battiato si ispira per dare il titolo al secondo LP realizzato per Milva: "Svegliando l'amante che dorme"... Per chi scrive un capolavoro. La squadra che affianca Milva, pregevole interprete come sempre, è di altissimo livello; in pratica è il team che ha affiancato Battiato nella realizzazione di Fisiognomica e del tour che porterà al live "Giubbe Rosse". Giusto Pio, innanzi tutti, al violino. Poi Filippo Destrieri alle tastiere, In aggiunta Juri Camisasca ai cori....


Ma inutile aggiungere altro se non rimandare, come una volta già fatto in questa sede, all'ottimo blog di Stefano AbulQasim che qui tratta dell'album in questione.


Per quel che ci riguarda, qui troviamo la versione tedesca (ma in lingua italiana) con l'aggiunta di 2 brani rispetto all'originale (Via Lattea e Centro di gravità) e la versione spagnola (con alcuni pezzi ricantati). In più, per la Stratosfera, un quasi inedito duetto di Milva e Battiato sulle note di Chanson egocentrique, la versione in tedesco di Alexander platz e una dal vivo del medesimo brano.

Buon ascolto... se lo vorrete. A.L.M.


TRACKLIST Spanish version :

01 - Una historia inventada
02 - Los procesos del pensiamiento
03 - Potemkin
04 - Las victimas del corazon
05 - La atmosfera
06 - La piramide de Keops
07 - Angelo del rock
08 - No time no space
09 - Alexander platz live (Bonus track)
10 - Chanson egocentrique (Bonus track)
11 - Alexander platz deutsch (Bonus track)


LINK

Post by Antonio LM stratopherised by Capt

lunedì 6 marzo 2017

Serie "Bootleg" n. 233 - Le Orme live in Adria 1974 - "Contrappunti Tour" (soundboard - rare)


Dal magico cilindro della Stratosfera esce questa volta un raro e, a dir poco, eccezionale concerto delle Orme risalente al 1974, rimasto nascosto per anni negli archivi. Il merito va al sito Past Daily e al suo amministratore, Gordon Skene che, pare, abbia ricevuto il nastro in regalo da un componente delle Orme, mentre il gruppo era a Los Angeles per le registrazioni di "Smogmagica".

Le Orme, nel 1974, erano impegnate in un tour italiano per promuovere l'album "Contrappunti", ancora fresco di stampa. La registrazione è semplicemente fantastica, trattandosi di un soundboard registrato direttamente dal mixer. La location è la cittadina di Adria, in provincia di Rovigo, mentre la data non è indicata. Devo dire che questa registrazione, che ha le qualità di un live ufficiale (se non fosse per il leggero fruscio), fa il paio con "Le Orme in concerto", pubblicato anch'esso nel 1974 e contenente parte del concerto tenuto dal trio al Teatro Brancaccio di Roma il 17 gennaio.  Null'altro da aggiungere se non il piacere di ritrovare e riascoltare Le Orme nella formazione "storica" Pagliuca-Tagliapietra-De Rossi


TRACKLIST CD 1:

01. Contrappunti
02. Maggio
03. India 
04. Truck of Fire (part I - strumentale)
05. Truck of Fire (part II)
06. Jam (strumentale)
07. Frutto acerbo

TRACKLIST CD 2:

01. Sguardo verso il cielo
02. Felona e Sorona (estratto + drum solo)

encore
03. Medley: Cemento armato / Era inverno / La porta chiusa / Collage 
04. Collage (sigla finale)


FORMAZIONE

Aldo Tagliapietra – voce, basso, chitarra
Tony Pagliuca – tastiere
Michi Dei Rossi – batteria, percussioni



Il primo dei 2 CD (entrambi sono su una sola traccia) propone alcuni brani tratti da "Contrappunti", ad eccezione delle due parti in cui è suddivisa Truck of Fire (altra grande occasione per riascoltarla dal vivo). Assolutamente degna di rilevo la jam strumentale che precede Frutto acerbo. Il secondo CD contiene i classici di qualche anno prima, da Sguardo verso il cielo alla sintesi di Felona e Sorona. Il pubblico richiama a gran voce il trio sul palco che propone un lungo medley che va da Cemento armato a Collage,

Ascoltatelo e risentiamoci nei commenti, se li farete, Bontà vostra. Intanto
Buon ascolto




Post by George