mercoledì 18 gennaio 2017

Tullio De Piscopo Quintet with Luis Agudo - 1978 - Future Percussion (vinyl)


TRACKLIST:

01. Scetate / Garrison My Dear - 6:07
02. Barbara - 6:48
03. La mia natura - 6:52
04. Future Percussion - 6:45
05. Say It (Over and Over Again) - 5:00 
06. For Larry - 7:53


FORMAZIONE

Tullio De Piscopo - batteria
Larry Nocella - sax tenore
Giorgio Cocilovo - chitarra
Luigi Bonafede - piano
Lucio Terzano - basso
Luis Agudo - percussioni


Terzo capitolo dedicato ala produzione solista di Tullio De Piscopo, tra i musicisti più eclettici e versatili del panorama musicale nazionale. I primi due capitoli li ritroverete in questo vecchio post del 2013. Tullio De Piscopo ha praticamente suonato di tutto e con tutti: da Franco Cerri (nel celebre Franco Cerri Quartet agli albori degli anni '70) a Max Roach, dai New Trolls Atomic System a Pino Daniele, da Astor Piazzolla a Eumir Deodato, da Franco Battiato a Fabrizio De André e l'elenco sarebbe ancora molto ma molto lungo. Ha prestato il suo tocco ai grandi del jazz, del pop, del prog, dimostrando doti tecniche fuori dal comune. "Future Percussion" è il suo quarto disco solista in ordine di tempo, pubblicato dall'etichetta Carosello nel 1978. Per l'occasione il quintetto di Tullio De Piscopo incontra il percussionista argentino Luis Agudo, uno dei mostri sacri della musica internazionale, che suonò per anni al fianco del chitarrista brasiliano Baden Powell e poi con il grande batterista Elvin Jones. In Italia, nel 1974, Agudo fondò la "Scuola di Musica del Testaccio", dove ebbe l'occasione di suonare al fianco di Billy Cobham, Luther Allison, Steve Grossman, giusto per citare alcuni nomi. Non mi dilungo oltre. Biografia e discografia di Luis Agudo sono facilmente reperibili sul web. La presenza di Luis Agudo rappresenta sicuramente un valore aggiunto nell'economia del disco, già di per sé di ottima levatura. Le composizioni di De Piscopo vengono esaltata anche dalla grande performance del sassofonista Larry Nocella che si alterna tra i solchi alla chitarra dell'ottimo Giorgio Cocilovo. fa eccezione il brano che dà il titolo all'album, Future Percussion, dove batteria e percussioni si incontrano e si miscelano in modo magistrale. De Piscopo e Agudo, soli in sala di registrazione, e ci regalano una traccia a dir poco grandiosa. Per la cronaca, questo disco non è mai stato ristampato in versione CD, quindi "accontentiamoci" della vinyl version. Personalmente continuo a sostenere che il jazz è meglio ascoltarlo dal caldo vinile. Non so voi cosa ne pensate. Buon ascolto.



Post by George 

martedì 17 gennaio 2017

Art and Illusion - 1995 - Seasons


da artandillusion.it

Dopo un periodo abbastanza difficile che vede alternarsi momenti di attività concertistica ad altri momenti di stallo dovuti ai continui cambi di formazione, il gruppo vive qualche mese di stabilità e produttività con una line-up che include, oltre a Luca Sabia, Fabio Antonelli e Alberto Callegari (come tecnico del suono), Barbara Martini (Tastiere e Cori), Elena Bensi (Basso) e Roberto Lupo (Batteria). Nell'Agosto del '94 Luca ed Alberto cominciano a registrare materiale per il nuovo album. Nell'Autunno del '94 vi è un altro cambio di formazione: Fabio, Elena e Roberto lasciano il gruppo e sono sostituiti da Alberto Callegari (che ritorna all'attività Live dopo un lungo periodo di tempo dedicato allo studio di registrazione) e da Paolo Lisè alla Batteria. La band è finalmente pronta per concentrarsi sulla realizzazione del nuovo disco.


La formazione è ora stabile:

Luca Sabia (Voce e Chitarre)
Alberto Callegari (Basso, Mandolino, Tastiere e Cori)
Barbara Martini (Tastiere e Cori)
Paolo Lisè (Batteria e Percussioni)
tuttavia durante la registrazione del nuovo lavoro intervengono numerosi ospiti, tra cui
Matteo Belmonti / bassoon (8)
Elena Bensi / cello (8)
Massimo Braghieri / electric piano (11)
Marco Marandotti / keyboards (14)


1. Seven seasons (7:15)
2. From the edge of a rainbow... (4:26)
3. Still (2:55)
4. Reflections (2:53)
5. Late for nowhere (3:35)
6. Mist secret (1:56)
7. (Livin') borrowed time (5:20)
8. Voice of the snow (4:58)
9. Springtime again! (2:25)
10. Strange little baby (4:54)
11. Shadowspell (4:43)
12. I know what I like (4:13)
13. Nagual (5:20)
14. Hey Jack (a season of wars) (7:25)
15. ... to the rainbow's end (6:55)
Il pregio maggiore di questo gruppo si chiama Barbara Martini, la bellissima tastierista di questa nuova formazione. A parte gli scherzi, e passando più specificatamente alla musica, devo dire che sono rimasto deluso dai nuovi A&I, orfani di Fabio Antonelli, il quale è andato a formare i Mindflower, per lo meno dal punto di vista dell'appassionato di Prog: dov'è il rock romantico dei Progen (primo mitico gruppo di Luca Sabia, chitarrista nonché fondatore di questo progetto)...?...O per lo meno quello strano Prog che abbiamo potuto ascoltare sul loro primo CD? Gli A&I adesso suonano pop; elegante, raffinato, ben fatto... ma pop; a nulla serve presentare una ripresa di "I know what I like" (non male comunque) su questo CD. Solo pochi altri momenti possono interessare la nostra trattazione: giusto il "Seven seasons" che apre, lasciandoci illudere, l'album, e poi poco più. Il resto è fatto di un pop-rock raffinato, dicevo, piuttosto west-coast, con un grande utilizzo della chitarra acustica: tutto abbastanza piacevole da ascoltare o da regalare alla cuginetta.



I mesi che seguono sono contrassegnati da una intensa attività Live e dalla promozione del nuovo disco; la band inoltre partecipa ad un tour importante nel Nord Italia ed ad un tributo speciale organizzato a Venezia per Peter Gabriel. In queste occasioni il gruppo si distingue sia per i nuovi brani che per un repertorio di cover version molto curato e dinamico che, pur mantenendo i riferimenti alla musica degli anni '70, si arricchisce di influenze più attuali (Peter Gabriel come esempio più esplicito…). Ancora alti e bassi: ad inizio Primavera Barbara Martini lascia e si intensificano gli sforzi per ridefinire l'organico del gruppo che si concludono con l'arrivo di Mario Rossi (Chitarre) e Roberto Comaschi (Tastiere). La pressione sale e l'esigenza di proporre sempre più cover version allo scopo di ottenere più contratti con i locali di musica live minaccia di minare gli equilibri interni del gruppo, distogliendo l'attenzione dall'obiettivo originale di Art and Illusion: proporre musica propria. Sono questi i principali motivi che portano Luca Sabia, fondatore del gruppo, a decidere di interrompere l'attività della band nel Gennaio del 1997 e di lasciare il progetto Art and Illusion congelato in attesa di sviluppi futuri.

A distanza di parecchi anni, nella primavera del 2004 Luca Sabia ed Alberto Callegari decidono di ritrovarsi per delle sessioni all'Elfo Studio con l'intento di produrre nuovo materiale...

Post by Grog

Art and Illusion - Art and Illusion 1990


da artandillusion.it
Il gruppo si è formato verso la fine del 1989 per iniziativa di Luca Sabia (Voce e Chitarre). La formazione iniziale, che include anche Fabio Antonelli (Chitarre), autoproduce un primo demo-tape "Art and Illusion" nel 1990. Nei tre anni che seguono la band si dedica quasi prevalentemente all'attività Live, circoscritta in ogni modo in un ambito locale; l'organico della band si allarga in prospettiva degli spettacoli dal vivo, includendo un altro chitarrista (Andrea Giganti), un bassista  (Pier Mazza) ed un batterista (Dario Broglia), quest'ultimo poi diventa parte integrante del gruppo collaborando anche alle registrazioni del primo album ufficiale realizzate tra il marzo ed il novembre '92. 


1. Memories (the fire from within) 
2. The eternal mask 
3. Soliloquy no. 4 
4. the door in the mirror 
5. Soliloquy no. 3 
6. Art or Illusion? 
7. Soliloquy no. 2 
8. Lost in time: 
a) lost in time (opening section) 
b) the sandwatch (1st part) 
c) escape from the mirror 
d) behind the mirror (excerpt) 
e)the sandwatch (2nd part) 
f) lost in time (closing section) 
9. Soliloquy no. 1 (including "goodbye miss light")



Luca Sabia / vocals, guitar, bass, keyboards and drum programming 
Fabio Antonelli / classic guitar 




liberamente tratto e tradotto da Progarchives (Neu!mann)

Finora questa piccola ma accattivante banda italiana è stata ingiustamente considerata poco progressive. E' un peccato, perché l'album di debutto nel 1990 è una vera e propria chicca: rozzo, solo semi-professionale, ma con abbastanza qualità da meritare un secondo ascolto. A questo punto la band era più un progetto solista del poliedrico Luca Sabia (gestione di tutti gli strumenti tranne chitarra classica) e il suo album presenta una miscela non sgradevole di radio-friendly Neo Prog con stili pre-'70. L'influenza dei primi Genesis è notevole, ma la musica è comunque distante dalla fonte di ispirazione almeno per metà dei suoni. Le dolci melodie pastorali, disposte con disarmante semplicità preparate in studio per tastiera e chitarra (per lo più acustica), a volte raggiungono una pienezza quasi sinfonica che ricorda i migliori MARILLION: ascoltate la melanconica traccia iniziale o i 13 minuti del mini-epico "Lost in Time" (il titolo è un riferimento al discorso finale di Rutger Hauer nel film "Blade Runner"). Non ci si può nemmeno immaginare che sia un album italiano, i giri anglo-americani del suono e i testi in lingua inglese lo collocano ben al di fuori dello stile del Rock Progressivo Italiano. La qualità audio purtroppo è incerta e penalizza l'album, è come se le tracce master si fossero deteriorate nel corso del tempo. Ma guardiamo il lato positivo: il fruscio di fondo aiuta a mascherare la programmazione della batteria elettronica (nell'album successivo sarebbe stato poi impiegato un percussionista reale). Consideratelo un bootleg ufficiale, forse, o un pacchetto demo mai destinato alla vendita al pubblico, basta solo ignorare i difetti di produzione e concentrarsi sulla musica stessa, facendo ben attenzione a quello che si ascolta.

Post by Grog

lunedì 16 gennaio 2017

Genfuoco - 2001 - Live (registrazioni del 1976/1978)


TRACKLIST :

01 - Solo Per Poco (4:50)
02 - Canzone Da Leggere (10:05)
03 - Dolce Momento (5:02)
04 - Favola Vera (3:49)
05 - Piccolo Sole (4:52)
06 - Dentro (5:19)
07 - Jam Session (19:32)
08 - La Suite Del Vento (6:03)

 

Per questo post devo ringraziare due persone: innanzittutto il vecchio e, in questo caso, tempestivo amico della stratosfera Anonimous Benefactor (A.B.) che, il giorno dopo il post già citato di George, mi aveva già passato il cd qui presente, e in seconda istanza in nuovo amico del blog Eufrasia, che già aveva condiviso il rarissimo "Antichi Confini", postato pochi giorni fa, accompagnato da un'altra copia di questo Live. Entrambe le versioni contenevano delle ottime scan del libretto interno. Ho preferito postare il contributo di Eufrasia (non me ne voglia l'amico A.B.), visto l'ottimo bitrate (320 kbs).


Chiudiamo dunque la trilogia che compone la discografia completa dei Genfuoco, gruppo di area cattolica, anche se non smaccatamente come altri, tanto da risultare uno dei miei preferiti del genere. Prima cosa molto interessante che salta subito agli occhi: tutti i brani sono inediti, ovvero nessuno di essi appare nei precedenti lavori di questo valido gruppo: motivo in più per ascoltare quello che ritengo, a mio modesto parere, il migliore dei loro lavori. Intanto bisogna dire che la qualità audio, sebbene secondo me il lavoro non goda di un ottimo missaggio, è ottima, certamente i concerti sono stati registrati dal mixer. Davvero di rilievo i pezzi più lunghi: "Canzone da leggere", di oltre 10 minuti, davvero interessante anche nella parte cantata, con ottimi stacchi e variazioni ritmiche e davvero hard in alcune sue parti; la lunghissima "Jam Session" di quasi 20 minuti, interamente strumentale e composta da lunghe improvvisazioni dei vari strumenti (con prevalenza del flauto) e, a partire dal 14° minuto, da un'interessantissimo uso delle voci come strumento, da ascoltare con attenzione; l'altro strumentale "La suite del vento", caratterizzata anch'essa dall'uso del flauto traverso. Tra i pezzi più brevi, mi sono piaciuti "Piccolo sole", con un bell'incedere ed un gradevole coro finale e la Branduardesca "Favola vera". Non da buttare comunque anche il resto. Vi lascio con una galleria parziale del bellissimo libretto che accompagna questa curatissima edizione, con tutti i testi delle canzoni e le formazioni. Insieme alla musica, troverete la versione integrale del booklet. Buon ascolto dal vostro capitano.



GENFUOCO :

Marco Borgogni - Voce, chitarra acustica, flauto traverso, armonica a bocca
Franco Cecchi - Tastiere, voce, chitarra acustica
Paolo De Luca - Chitarre, voce, armonica a bocca
Giovanni De Luca - Basso elettrico
Marco Masotti - Batteria
Marco Scala - Percussioni, effetti acustici
Tarcisio Bratto - Chitarre, flauto dolce, sax




Post by Captain, Eufrasia & A.B.

sabato 14 gennaio 2017

Serie "Historic prog bands live in Italy" - Capitolo 14 - Emerson, Lake & Palmer - 1972 - First italian tour

In memory of Greg Lake (1947-2016) 
Keith Emerson (1944-2016)


Annus horribilis per la musica questo 2016 da poco concluso: lo ricorderemo come l'anno che ha falcidiato un numero incredibile di rock e pop star. Giornali e notiziari hanno purtroppo ripercorso, negli ultimi giorni di dicembre, il triste elenco. Si fa fatica a rendere omaggio ad ognuno di loro. Tra i grandi eroi del progressive che ci hanno lasciato da poche settimane brilla il leggendario Greg Lake, nato Gregory Stuart Lake, classe 1947, scomparso a Londra il 7 dicembre scorso. Dai King Crimson agli EL&P Greg Lake ha accompagnato l'adolescenza e la maturità di molti di noi. Keith Emerson lo abbiamo già ricordato sulle pagine della Stratosfera con un memorabile concerto, mentre - lo ammetto - siamo in ritardo nel ricordare Greg Lake, complici le festività natalizie e altri post che erano in lista di attesa. Ma non è mai troppo tardi anche se, come spesso accade, è la scomparsa dei grandi musicisti che ti fa ritornare la voglia di andare a riscoprire vecchi album o concerti che, forse, non avresti mai più ascoltato.. Tributiamo quindi Emerson, Lake & Palmer con questo post che racchiude i primi due concerti italiani tenuti dalla band nel 1972, rispettivamente a Genova e a Bologna.

Act 1 - Emerson, Lake & Palmer live in Genova, 
Palazzo dello Sport, 15 giugno 1972


TRACKLIST CD 1:

01. Tarkus (cuts in)
02. The Endless Enigma
03. Take A Pebble
04. Lucky Man
05. Piano Improvisations / Take A Pebble

TRACKLIST CD 2:

01. Pictures At An Exhibition
02. Rondo / America



Nel 1972, a distanza di tre anni dal loro debutto (avvenuto il 23 agosto 1970 alla Guildhall di Plymouth), in quella florida stagione concertistica che in Italia durò fino al 1975, anche Emerson. Lake & Palmer calcarono il nostro patrio suolo seppur per due sole date, il 15 giugno a Genova, al Palazzetto dello Sport, e il 25 giugno a Bologna, allo Stadio Dall'Ara. Tra le due date ci fu una breve fuga nella vicina Svizzera, il 24 giugno, dove suonarono a Wetzikon. La scaletta comprendeva Tarkus dall'omonimo album, Take A Pebble (farcita da una lunga improvvisazione pianistica) e Lucky Man, entrambe dal disco di debutto, Pictures At An Exhibition e due tracce da "Trilogy" (che sarebbe stato pubblicato il successivo mese di luglio), Hoedown e The Endless Enigma. Il trio chiudeva i concerti con Rondo, attinta direttamente dal repertorio dei Nice, spesso intercalata alla classicissima America.


Questo primo concerto è mancante di Hoedown, brano con cui Emerson, Lake & Palmer aprivano abitualmente il loro set, mentre Tarkus è tagliata al nono minuto. La registrazione è piuttosto scadente, però...si tratta di un historic concert e vi assicuro che non esiste null'altro sulla piazza. Spettacolare il finale con una lunga dissertazione sulle note di Rondo, compreso l'immancabile assolo di batteria da parte di Carl Palmer.
 
  


Act 2 - Emerson, Lake & Palmer live in Bologna,
Stadio Dall'Ara, 25 giugno 1972


TRACKLIST CD 1:

01. Hoedown
02. Trakus
03. The Endless Enigma
04. Take A Pebble
05. Lucky Man

TRACKLIST CD 2:

01. Piano Improvisation / Take A Pebble
02. Pictures At An Exhibition


Seconda tappa italiana per E.L. & P.  Da Genova scesero a Bologna per riproporre, nello Stadio Dall'Ara, la loro performance. La scaletta non cambia. Qui la registrazione è decisamente migliore anche se, purtroppo, manca il brano finale, Rondo. C'è invece Hoedown. Diciamo che i due concerti, entrambi parzialmente monchi, si possono integrare a vicenda. L'improvvisazione pianistica di Keith Emerson, ora che la qualità della registrazione è più che dignitoso, è semplicemente spettacolare ed esalta la sua straordinaria  tecnica ed inventiva.

La foto sottostante è stata scattata nel backstage dello stadio di Bologna. Si vedono, da sinistra, Carl Palmer, Dee Anthony (manager di ELP), Francesco Sanavio (promoter italiano), Greg Lake e Keith Emerson. 


A chiusura del post, giusto per non farci mancare niente, pubblichiamo tutte e quattro le copertine che realizzò illo tempore il mio vecchio amico Danilo per il suo blog "Rock Rare Collection Fetish".





Il trio ritornerà altre volte in Italia, ad iniziare dal 1973 e, a reunion avvenuta, una ventina di anni dopo, nel 1992. Magari fra un po' vi faremo ascoltare anche queste splendide pagine. Non voglio concludere con la nota di tristezza che, inevitabilmente, mi pervade. Musica immortale, musicisti immortali. Ed è il caso di Greg Lake e Keith Emerson. Buon ascolto.  




Link ELP live in Genova
Link ELP live in Bologna

Post by George

venerdì 13 gennaio 2017

Art and Illusion - Monolithos 1993


da artandillusion.it

Uscito verso la fine del 1993, "Monolithos" è prodotto e distribuito dalla casa discografica Mellow Records con cui gruppo firma un contratto di cinque anni. Il CD è  registrato ed arrangiato presso "Studio Elfo" di Agazzano (PC), che in breve tempo diviene un punto focale nell'attività della band. 

La formazione ufficiale che partecipa alla realizzazione del primo lavoro è composta da:

Luca Sabia (Voce e Chitarre)
Fabio Antonelli (Chitarre)
Marco Morandotti (Tastiere)
Dario Broglia (Batteria)
Alberto Callegari (Basso nonché arrangiatore e titolare dello "Studio Elfo")

Quest'ultimo, da questo momento, con Luca Sabia, rimarrà l'unico membro stabile del gruppo.

In questo periodo il repertorio Art and Illusion è composto dai brani originali tratti dal primo demo-tape e da "Monolithos", unitamente ad una serie di cover di band come Genesis, Marillion, Jethro Tull, Pink Floyd, etc…


1. Picasso's cloud
2. Monolithos
3. Now or never
4. The stone
5. The wild wind Mr. Windflower and Mouthpiece
the Elf
6. Walking behind the sas theatre
7. Travelling with Mouthpiece the Elf
8. Meta enter
9. Präambel to Mr. Mindflower's dream
10. Mr. Mindflower's dream
11. Meta end
12. Nuts
13. The Aleph

LINK




Luca Sabia (vox, gtr), Fabio Antonelli (gtr, vox), e Marco Morandotti (key), coadiuvati da Alberto Callegari (bass) e Dario Broglia (drm) ci portano su un piatto d'argento "Monolithos", finalmente cimentandosi in qualcosa di più concreto rispetto ad un demo tape. Quello che esce dal CD in questione è decisamente considerabile, perché, mentre i lavori per così dire home-made risultavano ancora immaturi e a volte poco convincenti, "Monolithos" non può essere considerato un embrione, bensì un figlio a tutti gli effetti (dopo un parto a dire il vero molto lungo). Allora, cosa devo dirvi se non che è un CD speciale? Forse potrei aiutarvi ricordandovi che i pezzi presenti sono riccamente ripieni di chitarre acustiche che si sovrappongono creando intrecci carichi di atmosfere soffuse e, quando il caso, scattanti. Il riferimento più lampante, a mio avviso, lo si ritrova negli ERIS PLUVIA tuttavia è bene precisare che i riferimenti vanno presi con molta attenzione, perché gli ART & ILLUSION riescono davvero a creare un sound particolare e personale, difficilmente accostabile ad altri. Così "Picasso's cloud". "Monolithos", "The wild wind" scivolano via entusiasmando già al primo ascolto, impressionando successivamente per ingegnosità compositiva, ricerca delle sonorità, esecuzione (sempre precisa) e scelta melodica. Poi è giusto ricordare la suite: "Mr Mindflower and Mouthpiece the elf ' è divisa in sei movimenti che a mio parere risultano essere troppo frammentati per rendere realmente l'idea di continuità, anche se la prima parte e l'ultima meritano di essere ascollate con attenzione. Vi assicuro, questo "Monolithos" non è il solito lavoro scialbo, già sentito, ma qualcosa di speciale per quelle persone che amano atmosfere irreali ed oniriche con fate, elfi, gnomi, dove i sogni sanno di libertà, dove puoi cavalcare la tempesta, dove puoi camminare dietro tristi teatri e raggiungere l'altra parte, il luogo in cui nessun uomo è mai stato.

post by Grog

giovedì 12 gennaio 2017

Serie "Battiato & Friends Special Fan Collection" n. 47 - Giusto Pio - Alla corte di Nefertiti (1988) & Per un altro futuro (1992)


TRACKLIST :
1 - Alla corte di Nefertiti (14:26)
2 - Alla corte di Nefertiti - Frammenti (13:42)
 3 - Per un altro futuro - Parte1 (5:22)
 4 - Per un altro futuro - Parte 2 (7:24)


Due rarità musicali che riguardano il maestro Giusto Pio, figura di grande spessore artistico e umano. Dopo avere affiancato per anni Franco Battiato ed avere contribuito non poco a creare un suono capace di conquistare milioni di appassionati, il maestro di Castelfranco Veneto inaugura una nuova stagione della sua maturità artistica. Con alle spalle un LP piuttosto sperimentale come "Motore immobile" e 3 album strumentali capaci di conquistare le classifiche, Pio si avventura nella composizione di suite di grande fascino. E' come se la tastiera diventasse una tavolozza di colori e le partiture uno spazio in cui esprimere delle impressioni, prima ancora che narrare qualcosa. Non è un caso, forse, che Giusto Pio affianchi l'attività di musicista a quella meno nota di pittore.
"Alla corte di Nefertiti" è il primo LP del nuovo corso, edito dalla coraggiosa etichetta "L'Ottava" di Franco Battiato e mai più ristampato su supporto digitale. Una lunga suite in cui i suoni si susseguono, sempre in maniera piuttosto gradevole. Il materiale sonoro serviva come colonna sonora di una mostra di scultura dall'evocativo titolo "Molte bianche ali sospese sugli aquiloni". La seconda traccia ripropone alcuni temi della precedente ma in ordine sparso. Il disco, in tal senso, rappresenta quasi l'officina creativa di Giusto Pio. Il violino che lo aveva reso celebre riposa nell'ombra per dare spazio all'elettronica. Che lo stile compositivo sia cambiato lo rivela il lavoro seguente, "Attraverso i cieli" (ristampato in cd col titolo "Utopie") e questi 2 frammenti che proponiamo in questa sede. Ancora una volta musiche per una mostra che nessuno prima d'ora aveva messo su supporto. Ci auguriamo sia cosa gradita ai tanti ammiratori di Giusto Pio, artista immenso. Antonio.


LINK empetre
LINK flacchete

Post by Antonio LM with a little Captain's help

martedì 10 gennaio 2017

Genfuoco - 1975 - Antichi Confini


TRACKLIST :

01. La notte della vita
02. Non fermarti e va'
03. Per un emarginato
04. La lunga strada
05. Come a Santiago
06. Ricordi
07. Un giorno di primavera
08. Antichi confini
09. Tutto passa


Il caro amico George esprimeva pochi giorni fa il desiderio che qualcuno condividesse la rarissima prima audiocassetta autoprodotta dei GenFuoco, titolata "Antichi Confini" e menzionata anche da Augusto Croce su Italianprog. Neppure il tempo di includere il titolo nella wishlist che, in men che non si dica, mi son trovato nella mail questo ottimo contributo (tra l'altro proveniente direttamente da un remaster a cura della stessa band) di Eufrasia, che già in passato mi aveva scritto e probabilmente mi ero perso la sua mail nella fitta corrispondenza inerente al blog, il "lavoro indiretto" della stratosfera, che a volte subisce ritardi/mancanze di cui mi scuso con gli interessati, Eufrasia compreso. Con questo lascio all'amico appena citato la parola, lo ringrazio per questo e per gli altri contributi e mi complimento con lui per l'ottimo testo di accompagnamento che ci ha inviato: davvero, non avrei saputo fare di meglio. By Captain.


 "Per quanto attiene ad un mio commento su 'Antichi confini', ci provo, ma mi trovo in difficoltà perchè ho conosciuto il Gen Fuoco da adolescente (sono del 1960) in un'epoca in cui frequentavo con convinzione chiesa ed oratorio, con molta simpatia per il movimento del focolare (i Gen, per l'appunto), poi la vita mi ha portato a considerazioni e scelte molto diverse ed oggi sono di idee pressoché opposte da quelle di allora, serbo comunque un bel ricordo di quei tempi, degli amici conosciuti all'epoca, con alcuni dei quali sono ancora in splendidi rapporti, e notevole gratitudine perchè in quegli anni (ed anche grazie alle canzoni del Gen Fuoco) ho imparato a suonare la chitarra, passione e pratica che continua ad essere importante nella mia vita. Venendo più strettamente all'album, provo a dire qualcosa sui vari brani: 'La notte della vita' è un brano dalla notevole musicalità, quasi una suite con diversi spunti tematici, di argomento pacifista ed ecologista, propone come possibile via d'uscita il rispetto della natura e degli esseri umani, e - trattandosi di un gruppo dichiaratamente cristiano - non può che trovare nella comunità religiosa la risposta alle domande, a me piace molto la ripresa finale del tema musicale fatta dalla chitarra solista; 'Non fermarti e va' ' è una ballata ancora sul tema della condivisione, del vivere non per se stessi, ma per gli altri (leit motiv del pensiero Gen), molto orecchiabile nella sua semplicità; 'Per un emarginato' è già descritta compiutamente dal titolo, data l'ottica cristiana non poteva che venire dalla fede una parola di speranza per i meno fortunati...la vita ci insegna che esistono molte strade che portano al rispetto e all'accoglienza dell'altro, anche fuori dagli ambiti religiosi, molto bella la musica; 'La lunga strada' è un brano strumentale gradevole anche se piuttosto ripetitivo; 'Come a Santiago' riprende il tema pacifista già espresso in 'La notte della vita', con toni musicali più cupi e duri (l'uso del distorsore in ambito religioso era esplicitamente vietato, anche nelle 'messe beat', ma qui il Gen Fuoco sfoga tutta la sua rabbia), evidente la 'ricerca musicale' di nuove sonorità, caratteristica tipica del progressive rock, gli impasti strumentali e vocali sono emblematici; 'Ricordi' ha una musica graziosissima ed anche il tema del ricordo contribuisce a renderla una delle più belle canzoni dell'album (me ne innamorai al primo ascolto); 'Un giorno di primavera' riprende un altro tema caro al movimento Gen: la gioia che si esprime attraverso tutti gli esseri viventi, affiancata alla necessità di ripianare le disparità sociali; 'Antichi confini' è a mio parere la più bella fra tutte, musica e testo poetici ed evocativi, una musica apparentemente semplice ma impreziosita da passaggi ricercati e da sonorità 'aperte'; 'Tutto passa' è una canzone religiosa che di più non si può, la musica è molto efficace. Considerando l'epoca e l'ambiente (necessariamente limitato) da cui nasce
questo lavoro, mi pare davvero degno di nota. Angelo (Eufrasia)"


Piccola provocazione finale by Cap, e scusate tanto se trascendo, ogni tanto mi capita: ma non è un po' fallico questo particolare sulla destra in basso della minimale cover? E non è strana la sua presenza in album che, seppur non smaccatamente, appartiene al filone catto prog?


Post by Eufrasia & Captain

domenica 8 gennaio 2017

Paolo Amulfi


Musicista, Chitarrista, Arrangiatore, Insegnante.
Ha iniziato lo  studio della chitarra all’età di 10 anni dedicandosi in particolar modo alla musica rock blues. Successivamente ha iniziato la sua attività concertistica suonando con varie formazioni rock, blues, funky, metal, fusion ecc..  Dal 1987 al  1993 ha insegnato chitarra elettrica rock e blues nella scuola LIZARD di Fiesole.


Nel 1994 forma la band BLUES POWER BAND; con tale gruppo riesce a mettere in mostra le spiccate attitudini al blues, eseguendo soprattutto brani di Stevie Ray Vaughan, Jimi Hendrix ed Eric Clapton. Ha pubblicato tre metodi per chitarra editi dalla BERBEN: "IL BLUES ELETTRICO", "CLASSIC SOUND" e "LA CHITARRA RITMICA" (quest’ultimo insieme al collega Luigi Gagliardi. Per alcuni anni ha collaborato con la rivista CHITARRE pubblicando varie trascrizioni nella rubrica "chitarra rock". Nel 1998 ha fondato, insieme con Luigi Gagliardi e Gianni Zei, il progetto GUITAR TRAINING. FUNPLUGGED è il nome del duo, insieme a Laura Vicini, con il quale si esibisce da alcuni anni in Italia e nel nord Europa eseguendo brani del repertorio pop, rock e blues in versioni unplugged. Nel 2010 è stato direttore artistico a La Cantinetta Live Music portando tra i migliori musicisti del panorama internazionale: John Helliwell (supertramp), David Joice (U2, Sinatra, B Streisand..), Mark Lambert, Trini Massie…. Ha pubblicato due album: “I’LL BE WAITING” 2013 e "FIFTY FIVE" 2015 edizioni Drycastle Records.


Lavora inoltre come turnista nella realizzazione di dischi, colonne sonore ed in importanti tournée per vari artisti italiani: Anna Oxa, Marco Masini, Gianni Morandi, Aleandro Baldi, Francesca Alotta, Alessandro Canino, Dik Dik, Camaleonti, Maurizio Vandelli, Federico Salvatore, Marco Baroni, Ka Bizzarro, Giuseppe Povia, Ima, Gosia Andrzejewicz, Mario Ortiz, ecc..



Post by Grog