venerdì 6 gennaio 2017

Le Antologie della Stratosfera vol. 30 - Luigi Grechi - 1976/1979 - Il periodo PDU



1976 - Accusato di libertà

01 Il mio cappotto
02 Accusato di libertà
03 Lo spessore dei ricordi
 04 E' troppo tempo ormai
05 Questa è una storia antica come il sole
06 Mattmark
07 Buonanotte Nina
08 Quel buon vino
09 L'uomo del Nord
10 Paese


 Settembre 1977 o forse 1978, ah la memoria! A Milano nella sede del P.S.I. all’interno della Cascina Torchiera, oggi divenuta Torkiera senz’acqua sede dell’omonimo centro sociale cantato anche da Giubbonski in un suo album, in piazzale Cimitero Maggiore, era in pieno svolgimento un Festival dell’Avanti, col tipico palco, l’orchestrina di liscio, la gente del quartiere che ballava tanghi e mazurke. Ad un certo punto l’orchestra prende una pausa ed uno pseudo conduttore annuncia al microfono: ”Ed ora un giovane compagno di origine romana ci canterà alcune sue canzoni, ecco a voi LUIGI GRECHI!”. Sale sul palco, canta due canzoni e partono i mugugni dei “ballerini di Musocco” desiderosi di tornare alle loro danze. Io ed i miei amici, Albertino, Renato, Carlo e gli altri notiamo la più che giustificata insofferenza di Luigi, che di lì a poco incapace a dissimulare un certo disagio, dopo 3 / 4 canzoni si alza e se ne va. Ed è lì che lo intercettiamo, gli chiediamo se abbia voglia di passare con noi il resto della serata, e con altre 2 chitarre, un po’ di legna, acceso un fuoco sul retro della Cascina di fronte al Cimitero, tiriamo le 4 con una persona schiva, ma cortese, simpatica e disponibile, cantando le poche sue canzoni che conoscevamo, ma anche quelle di tanti altri: De Andrè, De Gregori (e chi lo sapeva fosse il fratello, ce lo disse lui), Finardi, Camerini, Dalla e via discorrendo.



 Il giorno dopo corsi subito ad acquistare i suoi due album usciti fino a quel momento: Accusato di libertà del 1976 e Luigi Grechi del 1977, entrambi pubblicati dalla PDU di Mina. All’interno di Accusato di libertà trovai anche il comunicato stampa che la casa discografica aveva allegato per i giornalisti, che qui troverete allegato, questo perché i soldi non erano tanti così compravo i vinili nei pochi negozi di dischi usati dell’epoca. Non vi tedierò con le notizie e la biografia dell’artista, che ben si possono leggere all’interno del suddetto comunicato, mi preme sottolineare solo alcuni punti che possono essere spunti per riflessioni da parte vostra. In primis il fatto che abbia sempre glissato sul suo vero cognome, De Gregori, assumendo il cognome della madre, appunto Grechi; in una sua recente intervista reperibile sul tubo motiva il tutto dicendo che se il pubblico ascolta due artisti diversi, vuole poterli distinguere, e così non voleva generare confusione. Sarà, ma allora i fratelli Bennato? Ed i fratelli Nocenzi? D’altra parte però le sorelle Bertè… Okay, passiamo oltre.


I suoi esordi avvengono nell’ambiente del leggendario Folkstudio di Roma, con i ben noti Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli (seppur originario abruzzese), Stefano Rosso, Ernesto Bassignano e appunto Francesco De Gregori, appartenenti alla cosiddetta scuola romana. I primi tempi rinuncia ad una vera e propria carriera musicale, preferendo la lettura dei tarocchi ai turisti nel centro di Roma, e successivamente il lavoro di bibliotecario a Milano, come si può leggere nell’Enciclopedia del Rock Italiano, editrice Arcana. Altro spunto interessante è l’ottimo ensemble esecutore dei due dischi, il meglio del jazz italiano di allora, ovviamente della scuderia PDU: Gaetano Liguori, già presente sulla StratoSfera, Andrea Centazzo, Franco Feruglio appartenente al gruppo del percussionista friulano, e Pietro Bianco leader dei Lyonesse. Insomma ottimi musicisti seppur utilizzati per delle intuizioni musicali non certo di spessore particolare. Nel secondo partecipazioni di Roger Belloni, noto bluesman, e Mariano De Simone della Hillbilly String Band.


Una cosa che sin dai tempi mi ha sempre stupito è la benevolenza mostrata da parte di alcuni critici che nei loro libri non lesinavano certe frecciatine ai guru dell’epoca, per parlare con simpatia e quasi tenerezza di questo strano fratello matto, autore di due dischi piacevoli ed insoliti per l’epoca, con non velati riferimenti a Guthrie, Dylan e Cohen. Scrivono Angiolini e Gentile nel libro : “Note di pop italiano” edizioni Gammalibri : “Nella voce e nello sguardo c’è tutto il personaggio semplice, silenzioso, un po’ limitato nel linguaggio adottato (il che lo dissocia profondamente dal fratello Francesco De Gregori), così come appare nei suoi LP, Accusato di libertà (76) e Luigi grechi (77). Quest’ultimo è un po’ più vivace e curato del precedente; l’evoluzione la si avverte anche nella sottile atmosfera country (un brano del folk singer americano John Prine) che testimonia dell’attenzione riservata in gioventù da Grechi per il maestro Woody Guthrie. Da rilevare come Grechi non abbia voluto abbracciare il professionismo, il che gli avrebbe impedito di mantenere l’impiego di bibliotecario; le sue esibizioni sono così concentrate nel fine settimana. E’ stato sottoposto ad una censura politica da parte della sua casa discografica, la PDU a capitale svizzero, che gli ha imposto la soppressione del brano “Seveso Blues” (“Senti odore di frutta matura, forse è l’estate che si avvicina, ma questa volta ho davvero paura, questa è l’estate della diossina….”).


1977 - Luigi Grechi

 11 Le chiavi
 12 Canzone d'autunno (1943)
13 Se la mia penna fosse un'ala
14 Rosso corallo
 15 Souvenirs
16 La strada è fiorita
17 Elogio del tabacco
18 Anelli alle tua dita
19 Disco a 78 giri
20 Le chiavi (reprise)


Dopo questi due lavori, due anni dopo sempre per la PDU dà alle stampe : ”Come state?”, album più curato dal punto di vista musicale, che a me ricorda molto il percorso di Loy & Altomare, che ai primi due album assolutamente Westcoast ne fecero seguire un terzo dissacrante, talora al limite del demenziale, Lago di Vico (m.507). In Grechi non c’è la demenzialità, ma sicuramente una maggiore leggerezza quasi scanzonata, si ascoltino Rock della crostata o Flu, seppur con pregevoli brani quali Dublino scritta in coppia col fratello Francesco o la cover di L.Cohen, La regola d’oro. Segue un lungo silenzio, con un album non particolarmente dissimile dagli altri pubblicato nel 1987 per la CBS, Dromomania, ed una cassetta autoprodotta nel 1990, “Azzardo”, dove per la prima volta compare il Jolly, ovvero il brano Il bandito e il campione, portato ad un successo al di sopra di ogni previsione dal fratello Francesco. 


1979 - Come state ?

01 Come state
02 La regola d'oro
03 Polmoni di Piombo e Pancia Cromata
04 Rock della crostata
05 Dublino
06 Sotto una bandiera
07 Chitarrista cieco
08 Flu
09 Tema di Polmoni di Piombo


Bonus track - Il bandito e il campione (Live - 1993)




Come bonus track vi dono la versione da Luigi Grechi cantata al Festival Tenco in occasione dell’omonima targa vinta come miglior canzone 1993. Successivamente ha dato alle stampe molti altri lavori, nei quali una costante è sempre la presenza di rifacimenti di vecchi motivi seppur in chiave diversa, uniti a nuove produzioni.


Ora Luigi Grechi è in pensione, ha mutato il suo look dai primi tempi fin troppo sobri di quel lontano 1977, vi invito a visionarlo in questo recente filmato dove canta Elogio del tabacco in occasione di un raduno a lui dedicato, potrete vedere un vero folk singer nostrano.

Sperando che tutto sia di vostro gradimento, auguro buon ascolto e soprattutto i migliori auguri di buona salute a tutti.

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 Post by Frank-One (all) & Captain (nothing)

6 commenti:

  1. Grazie di questa poesia allo stato puro, Luigi é assolutamente da riscoprire ed apprezzare.

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  2. Non è esattamente la mia tazza di tè (ho "Dromomania", ma non è che mi abbia esaltato più di tanto), ma mi ascolterò volentieri questi dischi. Grazie!

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  3. Grande post e grande Luigi Grechi. I dischi successivi sono belli, tranne forse "Dromomania" che non mi piace molto. Non ho mai capito perché la PDU non pubblichi in CD questi dischi (....ed anche altri del suo catalogo, a parte Mina).

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  4. Grazie per la condivisione. Ho scaricato e ascoltato con curiosità: non è un genere che mi appassiona, soprattutto la "versione" italian style.
    bye
    enrico

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  5. Grazie di vero cuore!

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